Bisogni intellettualizzati


Cercherò di farla facile, così magari spiego pure questo strano titolo. Scrivo spesso di come, a mio avviso, i soldi siano la causa principale di tutti i mali della nostra società; forse esagero, ma spero che questo ulteriore frammento di #pensierisparsi possa chiarire il mio punto di vista.

Prendiamo ad esempio gli animali. Sanno cosa gli piace e cosa non gli piace, loro? Certo che lo sanno, ovviamente, ma quando vanno a caccia di cibo, allo stato brado, non è quella, la loro priorità. Loro cercano principalmente qualcosa da mangiare, non qualcosa di buono. Se è anche di loro gusto è meglio, chiaramente, ma non vanno al ristorante, per capirci.

Lo stesso vale per tutti i loro bisogni, probabilmente anche quelli sessuali (o meglio riproduttivi). Gli animali hanno un solo ed unico scopo, nella vita: sopravvivere, quanto più a lungo possibile, e garantire un futuro alla propria specie, che nei millenni si evolverà in modo naturale, adattandosi all’ambiente e alle circostanze.

L’uomo è molto diverso. Non appena il suo cervello si è sviluppato quel tanto che basta per innescare nella sua mente il pensiero, i bisogni hanno preso una strada diversa, progredendo (a dire la verità non sono certo che si possa definire un progresso) verso quelli che oggi definiamo desideri.

Pensate solamente a questo; c’è grande differenza tra mangiare quello che ci capita a tiro, per non morire di fame, e sedersi a tavola, nelle nostre case, con i bambini che fanno i capricci e gli adulti che scelgono tra mille diverse possibilità. Una differenza abissale.

Se pensiamo alla tavola di un re, o di un presidente o di un ricco signore un po’ viziato, la differenza tra “noi” e “loro” non è altrettanto abissale. Certo, loro mangiano cibi pregiati, che costano un occhio della testa ma, diciamo la verità, quella roba molto spesso nemmeno ci piace. Ostriche, caviale, leccornie di lusso, rappresentano per noi uno sfizio da capodanno, ma non ci cambierebbero la vita, se potessimo averne ogni giorno.

Lo stesso vale per tutto il resto. Tra le nostre vite da ceto medio e quelle dei supermiliardari, la differenza non è vitale. Non moriamo noi, girando in utilitaria, non sono immortali loro, che viaggiano sui jet privati. Cosa voglio dire?

Il problema, a mio avviso, è che siamo arrivati a questa catastrofe per un motivo soltanto: abbiamo intellettualizzato i nostri bisogni e li abbiamo resi desideri, costringendo noi stessi a non cercare più una vita migliore, ma il denaro per potercela garantire, qualunque essa sia.

La maggior parte di noi e di tutta la razza umana, non rischia più la vita ogni giorno, appena si alza la mattina. Non siamo animali e non viviamo nella giungla, ma questa certezza (talvolta sorprendentemente disattesa), ci ha resi incapaci di capire cosa sia la felicità e come la si possa perseguire e trovare.

Non saremo mai felici, infatti, se non torneremo ad apprezzare la differenza tra bisogno e desiderio, tra vita vera, vissuta fino in fondo, e questa pantomima quotidiana che è la società del “benessere”. Datemi retta, i soldi servono per campare, è verissimo, ma dobbiamo prima imparare a campare e a desiderare qualcosa di più, che una bella casa, una bella macchina e un bel conto in banca.

#pensierisparsi

FOTO: pixabay.com

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