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Per avidità e poco altro

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È per avidità, che siamo arrivati sin qui. Per avidità, per curiosità, per la voglia di lasciare un segno, di progredire, di innalzarci oltre la natura, oltre la religione, oltre la scienza. Prima dei soldi le cose andavano più lentamente. Non si azzardava, si condividevano conoscenze e scoperte, ma non c'era motivo di rischiare, perché lasciare una strada sicura per l'ignoto significava poter perdere tutto. E a fronte di cosa? C'era già la curiosità e, certo, la gente era già avida ed egoista. Ma accumulare oggetti non aveva senso, prima della moneta. È lei che ha spinto in avanti il progresso e che ha dato vita a tutto questo. Nel bene e nel male. Dopo il denaro, è scritto sui libri di storia, chiunque abbia fatto grandi cose senza monetizzare è morto in disgrazia, senza che nessuno fosse capace di comprendere le sue competenze. Perché il senso ultimo e unico di questa società è quello di guadagnare. È per il guadagno di qualcuno, che oggi abbiamo tutto quello che...

Sulle scelte e sulle alternative

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Quando scrivo qualcosa contro il denaro (lo faccio spesso), la maggior parte di quanti mi criticano si domanda quale sia la mia alternativa, presumendo che io mi riferisca al baratto. Onestamente non so se quella potrebbe essere un'alternativa, né penso che il baratto sia la soluzione, ma so per certo che ciò che dovremmo combattere è proprio la nostra incapacità di uscire da quella zona di comfort, che ci spinge a convincerci che non ci siano alternative e che dobbiamo accettare ogni volta lo status quo. Per vent'anni, ad esempio, abbiamo permesso ad un uomo di governare il nostro Paese, nonostante e al di là delle sue controverse vicende personali e giudiziarie, lasciando che la sua figura ingombrante spaccasse in due l'Italia e trasformasse la nostra politica, già vacillante, in un mero scontro da stadio. Lo abbiamo accettato, credo, almeno la maggior parte di chi lo ha votato o di chi non si è opposto con fermezza, non perché fossimo realmente convinti c...