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Il senso delle nostre vite, io credo

In principio era la luce, o il verbo, o forse il caos. No, tranquilli, non la farò troppo lunga, ma penso sia giusto raccontare come la vedo e condividere il senso che credo di aver trovato, a questa vita.

Eccolo, in breve. Non so quando, ma un tempo lontanissimo, destinato a ripetersi ciclicamente, tutta la materia e tutta l'energia erano concentrate, io credo, in un'unica massa; immensa, perfetta, luminosissima e del tutto instabile.

Era tutto lì, ma quella impareggiabile perfezione era assolutamente insostenibile, come potrebbe esserlo tutta la felicità del mondo per una sola persona, che di sicuro ne morirebbe folgorata.

Ecco perché esplose, all'improvviso, scagliando via una miriade di frammenti di quella perfezione nell'infinito, memori di quella luce accecante e di quella felicità insopportabile.

Chi crede nella Bibbia non farà fatica ad associare quel momento alla cacciata dall'Eden, al "partorirai con dolore" che da sempre caratterizza la nostra esperienza umana. Per tutti gli altri quello fu soltanto il Big Bang.

Quel tutto insostenibile, divenne allora una moltitudine infinita di moltitudini, in lento ma inesorabile allontanamento da quel tutto ormai perduto, ma presente al tempo stesso in ogni atomo, in ogni molecola, in ogni cellula e in tutte le loro possibili aggregazioni.

Anche per noi, esseri umani, vale questa legge universale. Ciascuno di noi è un piccolo "tutto", instabile come quello originario, ma infinitamente meno perfetto e luminoso.

Come qualunque altra infinitesimale parte di quel tutto, da soli noi valiamo assai poco e ci sentiamo perennemente irrealizzati, perché nella nostra natura c'è l'ambizione a tornare a splendere come quell'antico nucleo, cui forse un giorno torneremo.

È forse quello, il paradiso che ci hanno promesso? Questo non posso saperlo, ma il senso profondo della nostra esistenza, di quella degli animali, delle rocce, dei pianeti e delle stelle, io credo, è proprio e soltanto questo: ricercare quel nucleo aggregandoci e ricercando il bene di tutti, piuttosto che il proprio soltanto.

La luce cui ognuno di noi ambisce, non è dunque quella dei riflettori, né può bastarci "passare alla storia", magari per qualche malefatta, come spesso accade. Non basta il denaro, il potere, la gloria, né la felicità terrena è abbastanza, per saziare la nostra ambizione.

Essa è appagata soltanto dalla realizzazione di qualcosa di veramente grande, che coinvolga tutti e che miri ad un solo obiettivo: unire verso quell'antica perfezione, senza altro tornaconto che quello di aver fatto il giusto, il bene, il buono.

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