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F(i)amme fatale...

Penso che un uomo possa accendere una donna, ma che non sarà mai egli stesso il fuoco.
Un fiammifero, ecco cos'è e se si monta la testa altro non riesce a fare che appiccare incendi, provocare roghi e distruzione.

È la donna, il fuoco che crea, il fuoco che scalda e che da vita nuova. Brucia e consuma, arde e avvampa, divampa, abbraccia e prende ogni cosa.

Illuso quell'uomo che creda di poter essere lui a prenderla. È la donna che prende, sempre; è lei che tira a se e che avvolge, di calore irresistibile.

La sua bellezza è l'essenza stessa del creato, il suono della sua voce è musica, il suo sorriso è il sole del mattino, pronto a scaldare la terra e a darle frutti.

Nei suoi occhi c'è l'Amore, anche quando odia, che la contraddizione è la sua misura. Come il fuoco, infatti, la donna può dare vita e morte, calore, luce e devastazione, purificazione e tormento.

Ecco perché posso fare a meno di tutto, ma non della donna. Non una qualsiasi, la mia, che ogni fiammifero ha il suo fuoco da accendere, scintilla dopo scintilla, giorno dopo giorno. E di quel fuoco non morirà.
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