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martedì 10 gennaio 2017

Umanità: Il punto di non ritorno è vicino



Ci stiamo rapidamente avvicinando, io credo, a quello che potremmo per molti versi definire un vero e proprio punto di non ritorno, per il genere umano. Siamo alle soglie di quella che Raymond Kurzweil chiama "Quinta Epoca", in cui la tecnologia e l'intelligenza umana si fondono, preannunciando il passaggio dalla sola intelligenza biologica a quella che presto potrà dar vita, cosa che sta avvenendo già ora in realtà, ad una combinazione ibrida e cibernetica.

L'intelligenza biologica, che oggi inizia ad essere aumentata dalla tecnologia e da una ancora acerba Intelligenza Artificiale, sarà presto affiancata (o magari addirittura rimpiazzata) da un'intelligenza non biologica, che inizialmente sarà frutto dell'ibridazione tecnologica, come potrebbe essere quella ottenuta attraverso l'impianto di nanobot, che ne aumenteranno le capacità e le funzioni.

A quel punto saremo alle soglie della "Sesta Epoca" descritta da Kurzweil, in cui le intelligenze non biologiche saranno pronte per espandersi nell'universo. In quell'epoca, io credo, avremo anche raggiunto quello che potremmo a buon titolo definire il punto di non ritorno del genere umano, ovvero il momento in cui, inizialmente a pochi, sarà offerta la possibilità che l'uomo aspetta da sempre: l'immortalità.

Sembra ancora soltanto fantascienza, ma presto non esisterà un organo o un pezzo del nostro corpo che non potrà essere sostituito con parti che non siano espiantate da cadaveri, ma create in laboratorio, con materiali artificiali, semiartificiali o addirittura organici. Presto, io credo, queste distinzioni saranno addirittura un retaggio del passato e non esisterà più un solo "pezzo di ricambio" per gli esseri umani che non sia cibernetico o bionico.

Pezzo per pezzo, il corpo umano potrà dunque avvicinarsi sempre più ad un organismo artificiale, che potenzialmente potrebbe vivere in eterno, riparando di volta in volta le parti danneggiate o usurate, probabilmente addirittura da solo, o con l'aiuto di altri cyborg o di macchine e robot a questo dedicate. In alternativa, alcuni potrebbero scegliere di scaricare la propria mente su un computer e di vivere in eterno sotto questa nuova forma, come ipotizzano i transumanisti.

Il punto di non ritorno è ancora lontano, probabilmente, ma l'evoluzione tecnologica ha già di gran lunga superato in velocità quella naturale e l'umanità è pronta per un vero e proprio salto quantico, che ci proietta verso una nuova era, tanto affascinante quanto spaventosa. Gli scenari che questo salto potrebbe aprire sono infiniti, ma una cosa sembra certa: il genere umano è ad un bivio, che contempla molte scelte e molte possibilità, tra le quali quella dell'autodistruzione non sembra affatto la più remota.

Un'autodistruzione che potrebbe anche concretizzarsi in un passaggio dall'essere umano alla macchina, la cui iniziale convivenza potrebbe essere difficile al punto di determinare una svolta definitiva e probabilmente irreversibile. A quel punto l'ancestrale ricerca di Dio avrebbe raggiunto un punto parossistico, in cui la fallibilità e la mortalità dell'uomo sarebbero state sconfitte per sempre, al prezzo inestimabile della fine del genere umano, come noi tutti lo conosciamo.

Fermare questa escalation è forse impossibile, oramai, ma quel punto di non ritorno non è ancora arrivato e, oggi più che mai, occorre valutare a fondo la portata e l'impatto delle nuove tecnologie e dei loro aspetti più profondi, che toccano l'etica, la morale, la filosofia, la religione e l'essenza stessa dell'uomo.
Immagine: pixabay.com - Activedia

lunedì 2 gennaio 2017

Bufale in rete: prevenire o tentare di curare?



C'è un solo modo, io credo, per porre rimedio al problema delle bufale sul web: istruire le persone, abituarle a ragionare con la propria testa, a verificare le cose, a distinguere la realtà dai loro desideri, dalle loro paure, dalla loro forma mentis e dai loro pregiudizi, mostri da combattere ogni giorno insieme a tutte le forme di ignoranza, di superstizione e di fatalismo dissennato.

Vietare non è mai la soluzione, così come non lo è ammonire o punire chi pubblica notizie false (cosa che va comunque fatta), perché la gente fatica ormai in modo cronico a distinguere la satira dalla mistificazione, la narrazione romanzata dai tentativi di condizionamento e di plagio, le news dalla fiction.

Non serve proibire, ma al contrario occorre porre le basi per una società libera, consapevole, dotata di solidi strumenti intellettuali per comprendere cosa sia vero e cosa sia solamente verosimile, cosa sia falso e cosa convenga far ritenere falso, ma soprattutto cosa sia raccontato o illustrato in modo parziale, reticente o manchevole, perché non c'è niente di peggio che una mezza verità, che ti inghiotte e ti fa sprofondare come le sabbie mobili e che ti bollisce lentamente, come le rane di Chomsky.

Le bufale si sconfiggono allo stesso modo in cui potrebbero essere debellate corruzione, evasione fiscale e molti altri crimini, dai più banali ai più efferati: controllandoci e correggendoci gli uni con gli altri, cercando di imparare insieme e di evitare quell'isolamento che rende tutti inermi di fronte al potere e alle sue armi, quasi sempre puntate verso la parte più debole e inerme della società.

martedì 1 novembre 2016

1° novembre, Ognissanti, 2016


Il mio pensiero va a tutti quelli che santi non lo sono diventati e che non lo diventeranno mai, nonostante lo siano stati davvero, nel piccolo delle loro famiglie, dei loro paesi, sul lavoro, nella vita di tutti i giorni. Gente che ha fatto tutto ciò che poteva, fin quasi al miracolo, che ha dato anche quello che non aveva, che ha messo il bene di tutti prima dei propri interessi personali e che non l'ha fatto in nome di nessun dio e in funzione di alcun incarico ufficiale, ecclesiastico o laico che fosse. 

Persone belle, che non sono morte martirizzate, che non hanno avuto stimmate né estasi, che non hanno operato prodigi e che hanno vissuto, faticato, amato, imprecato e pianto come tutti noi, ma con molta più dedizione alla giustizia, alla solidarietà e alla vera causa cui tutti noi dovremmo immolarci ogni (santo) giorno: l'umanità, dono prezioso che sta sfumando via dal buco dell'ozono, insieme alle cose più belle di questo mondo, forse per non tornare più.

Buon 1° novembre a quei santi e a tutti quelli che li hanno amati, in vita, e che li ricorderanno per sempre, anche se il loro nome non è scritto su nessun calendario, in nessuna chiesa e su nessuna statua, piazza o strada.

#primonovembre
#pensierisparsi

Foto: pixabay.com

lunedì 31 ottobre 2016

Scrivi bene e nessuno si farà male



In futuro scrivere sarà sempre più un esercizio di chiarezza, di sintesi e di inequivocabilità. Dovremo pesare le parole con il bilancino da farmacista, dopo aver scolpito nella nostra testa il concetto che vogliamo esprimere, e dovremo essere certi di conoscere la materia di riferimento quel tanto che basta per poterci permettere di parlarne o di scriverne. Tanto più se quello che scriviamo è destinato a finire sul web.

Quando scriviamo in rete, infatti, e presto non esisterà altro che questo, scriviamo sempre e comunque al mondo intero e ad esso esponiamo non soltanto quel singolo pensiero, ma tutta la nostra esistenza, che sempre più sarà giudicata e analizzata in funzione di quel singolo cluster, in grado di contaminare tutto il resto e di crearci enormi problemi. 

Affrancarci dalla provincialità e dall'idea che stiamo scrivendo per i nostri amici, per il nostro territorio o per una qualsiasi nicchia, sarà un passo inevitabile. Le esperienze e i riferimenti rimarranno nostri, locali, in alcuni casi addirittura intimi, ma quando racconteremo qualcosa lo faremo comunque (potenzialmente) per l'umanità intera, che sempre più si sentirà in diritto, se non addirittura in dovere, di intervenire, di partecipare, di dire la propria e di giudicarci. Eventualmente anche di stroncarci, di vivisezionare il nostro pensiero e di metterci alla berlina.

Siamo tutti sotto i riflettori, sempre, che ci piaccia o no, e quello che scriviamo ci presenta e ci rappresenta presso un'orda di potenziali lettori che non sa nulla di noi e che ci giudicherà in funzione di quel singolo frammento di pensiero. Interpretandolo, decontestualizzandolo, con ogni probabilità fraintendendolo. Spesso strumentalizzandolo, facendolo proprio in funzione di chissà quale finalità o percorso.

Ecco perché scrivere oggi è un'enorme responsabilità. Ne va di noi stessi, della nostra credibilità, del rispetto cui tutti giustamente ambiamo e di molto altro ancora, con conseguenze che possono andare oltre noi stessi, verso gli altri, verso le idee e le ideologie cui teniamo e che vorremmo sempre difendere e che con le nostre parole potremmo mettere in pericolo.

Occorre dunque prestare la massima attenzione a quello che scriviamo. Occorre essere accorti, valutare parole, verbi, tempi e sfumature, perché il primo nemico della comunicazione è la superficialità, la sciatteria, il pressappochismo e la fretta di fissare un pensiero o un'idea senza averne valutato le possibili conseguenze. Occorre prudenza e moderazione, ma più di ogni altra cosa non bisogna mai considerare i social media e gli strumenti della rete un gioco, perché la sola cosa ad essere in gioco è la nostra reputazione, giorno dopo giorno, frase dopo frase, parola dopo parola.

venerdì 23 settembre 2016

Su Roma e sulle (non) Olimpiadi del 2024



Non voto M5S, non amo la politica, non sono schierato con nessuno, talvolta nemmeno con me stesso. Credo però che la questione Olimpiadi sia davvero molto semplice e che un politico come la Raggi, che non mi piace nemmeno un po' e che non avrei votato, non avesse altre scelte se non quella di dire NO.

Molti stanno rovesciando la frittata, ma il discorso è: investire, se e quando e il caso di farlo, significa spendere soldi per creare opere utili ad una città e ad un paese e, lo abbiamo visto troppe volte, la maggior parte di ciò che viene costruito per Olimpiadi, Mondiali ed eventi una tantum resta poi inutilizzato, ammesso che lo sia stato almeno durante l'evento stesso, rappresentando non solo un grande spreco si denaro ma anche un ulteriore ecomostro da sopportare.

Si può fare di meglio? Si può mettere in piedi un evento che vada in una direzione differente? Onestamente non credo, se non cambiamo prima il modello e le premesse, perché queste kermesse viaggiano sui loro binari e non ci si può esimere dal costruire nuovi impianti, nuove strutture e nuove opere, che poi resteranno inevitabilmente inutilizzate, perché eventi di quella portata capitano una volta ogni 50, quando va bene.

Quindi cosa fare? Se vogliamo cambiare davvero, e cambiare dobbiamo, la strada è una sola: dire di NO, opporsi, lasciare che siano altri a sprecare denaro e a creare mostri inutili, perché anche lo sport deve capire che "i bei tempi" sono finiti e che è ora di trovare un modello nuovo, sostenibile, durevole, equo, in grado di far funzionare davvero il sistema e di far rifiorire la nostra civiltà.
In pieno spirito olimpico.

#pensierisparsi

lunedì 27 giugno 2016

L’improcrastinabile esigenza di stabilire un contatto con l’umanità



Dovremmo solo entrare in contatto, stabilire una vera connessione, comprenderci intimamente, oltre la nostra quotidianità, oltre i nostri stupidi affari personali, oltre la cortina di ferro della privacy, che ci spinge a nasconderci dentro le mura di casa.
Basterebbe questo, ne sono convinto e lo spero, per diventare una grande famiglia globale, in cui le nostre miserie non fossero più importanti di quelle degli altri, in cui la solidarietà fosse l'unico contratto, la sola obbligazione, l'investimento irrinunciabile cui ciascuno vorrebbe ambire.
Ciò che conviene a tutti conviene anche a te, dovremmo crederci fino in fondo, anche se in mezzo c'è del tempo da aspettare, del sudore da sudare, tanta fatica da sopportare e il mostro affamato dell'ego da anestetizzare.
Un mostro da sopire, o meglio da esaltare in un coro polifonico di anime non più disperse, non più prigioniere di sé stesse e della propria natura, schizofrenica e instabile, progettata per cercare, non per trovare, per chiedere, non per concedere o per concedersi, senza che ci sia qualcosa in cambio.
Non sarebbe difficile, se uscissimo dalla galera dorata del nostro maledetto sistema, dalle contraddizioni lancinanti di un modello del tutto insostenibile, che ci obbliga a correre da soli, contro tutti, collaborando solamente con quei pochi che ci aiutano a nutrire il mostro, sfamando tutti assieme quel dio malvagio che è il potere, nelle cui vene scorre denaro sporco e tossico.
Dovremmo soltanto stabilire una connessione, un filo unico tra miliardi di persone tutte uguali, per quanto diverse. Una connessione stabile e solida che tenga al di fuori le anime perse, che le emargini e che le lasci a nutrirsi delle loro palate di denaro, mentre tutti noi viviamo, sudiamo, ci struggiamo nell'unica vera droga dell'umanità, l'amore.
È lì la salvezza, è lì l'energia e la forza, capace di tutto tranne che di illuminare le menti ottenebrate dal dio denaro, che ruba la gente e se la porta via, verso quella galera luccicante di sogni e di promesse, dalla quale solamente pochissimi riescono ad evadere.
26/06/2016 - Scritto in volo, tra Cagliari e Parma, tra scosse d’ansia e lampi di speranza.
IMMAGINE: pixabay.com

martedì 8 marzo 2016

Quello che so delle donne



Quello che so è che senza le donne nulla avrebbe senso.

Non ne avrebbe un giorno senza sentire la loro voce, senza perdersi nel loro sorriso, senza impegnarsi a scoprire cosa c'è dietro i loro silenzi, dietro i loro piccoli tic, dentro la loro anima piena di luce, di nuvole gonfie di pioggia, di mare ricco di pesci e di vita.

Senza il loro profumo, la loro forza e senza il mistero che avvolge ogni loro pensiero. Sono adesivi e magnetici, i pensieri delle donne... I nostri fluttuano solitari, tra le quattro pareti dell'acquario della coscienza.

I pensieri delle donne, invece, popolano in grandi branchi il mare infinito della loro mente e della loro anima, impossibili da approcciare singolarmente, perché hanno vita soltanto nella loro complessità e vivono in simbiosi, scambiandosi energia e regalando al mondo la vita, giorno dopo giorno.

Sono anime di luce, le donne. Senza di loro tutto sarebbe buio, freddo e immobile. Senza di loro nulla avrebbe senso e non ci sarebbe vita. ‪

#‎8marzo‬

FOTO: pixabay.com