giovedì 17 luglio 2014

Essere o Avere? Ostentare. Apparire e ostentare...

L'era dei social media dimostra sostanzialmente una cosa: l'aberrante tensione all'avere dei nostri padri e dei nostri nonni, ha lasciato in eredità un altrettanto smodato bisogno di essere, degenerato nell'apparire e nell'ostentare.

Eccolo dunque, il mostro del nostro tempo: l'ibrido avere/essere, che ha generato prima "avere per essere" e poi "ostentare per essere".

Avere è oggi sottinteso, lo diamo in un certo senso per scontato. E' ancora un prerequisito fondamentale per l'idea moderna di essere, ma non è più centrale, perché il focus è ora sull'apparire, che di certo l'avere semplifica.

Apparire, ostentare, mostrarsi. Drammatico retaggio dell'era della TV, se non appari, giorno dopo giorno e ogni giorno con un nuovo numero da esibire, semplicemente non sei. Non esisti. Eccolo, il lato oscuro dei media sociali (uno tra i tanti, in verità).

mercoledì 2 luglio 2014

La differenza tra il bene e il male

Il male è facile da riconoscere, nella maggior parte dei casi. E se anche non lo riconosci, prima o poi si manifesta per quello che è, soltanto raramente quando è troppo tardi per affrontarlo in qualche modo.

Più difficile è il bene, nelle sue molteplici sfumature, nella sua incapacità di essere davvero universale e infinito. No, il bene è quasi sempre una creatura mortale, delicata e imperfetta come tutti noi e per questo incapace di essere il bene di tutti, senza che ci sia l'impegno e la volontà di ciascuno per tenerlo vivo e acceso.

Assomiglia alle lucine degli alberi di Natale, il bene. Funziona se tutte le lampadine restano legate tra loro e brillano all'unisono o ad intermittenza. Ma se una si rompe, è più che probabile che tutta la catena smetta di funzionare o che anche le altre inizino ad avere problemi, una dopo l'altra.

Ecco la differenza tra il male e il bene: il primo vive di pura individualità, è universale e spavaldo, ma da solo prima o poi è destinato ad essere bloccato. Il secondo vive di condivisione, di altruismo, di partecipazione. Ma non è univoco e non è universale. Il bene è per tutti soltanto se tutti lo riconoscono tale e si adoperano affinché esso si propaghi e prenda coraggio.

Il coraggio di dimostrarci che il bene del singolo non garantirà mai la felicità e non renderà mai il mondo un buon posto in cui vivere. Il bene del singolo è esso stesso il male; è quell'angelo caduto dal cielo che si trasforma in demone e rende l'umanità frammentata, divisa, ostile e inadeguata.

Il male non è il contrario del bene, ma la sua esaltazione e la sua venerazione. Chi adora il bene finisce spesso per fare tutto il male che si riesce ad immaginare e anche oltre. Il bene non è un fine, ma un mezzo.

#pensierisparsi

mercoledì 28 maggio 2014

La vita è attesa e speranza e desiderio

La vita è attesa. Giorno dopo giorno, dopo mese, dopo anno. 

Attesa di qualcosa che verrà.

La vita è attesa, e speranza. La speranza che le cose cambino in meglio, o che tornino a essere quelle che erano prima, quando andavano meglio. Del resto, si sa, si stava meglio quando si stava peggio...

La vita è attesa, e speranza, e desiderio. L'uomo stesso è desiderio allo stato solido e pulsante, energia in continuo divenire, instabile e volatile, impossibile da immagazzinare o da contenere.

La vita è tutto questo, è l'equilibrio precario del funambolo, che non può mai avere un adesso, perché significherebbe cadere e sfracellarsi al suolo, senza rete, senza imbragatura né caschetto.

Eppure è proprio adesso, in questo istante che viviamo ed è questo che abbiamo aspettato, e sperato, e desiderato. Altro tempo per vivere e per desiderare ancora, che altro non sappiamo fare.

E la morte non è che questo, in fondo: la fine di tutte le attese, di qualsiasi speranza e di ogni desiderio. Non per appagamento, siamo soliti pensare, perché quasi sempre la morte sembra interrompere un flusso, piuttosto che completarlo o esprimerlo. Ma sarà davvero così..?

Di certo non è la morte che aspettiamo. Eppure è la nostra unica certezza, da quando prendiamo coscienza a quando alla fine arriva, sempre inaspettata, sempre sorprendente, come se fosse l'unica vera variabile di una vita che ci sembra di conoscere bene, mentre a stento ci ricordiamo qualche momento del passato e nulla sappiamo del domani.

Aspettare, ecco il destino dell'uomo. Aspettare la fine, che forse è soltanto l'inizio...

venerdì 18 aprile 2014

Che cos'è l'Amor...

La cosa più difficile da imparare e più dura da accettare è che si ama per se stessi, non per gli altri.

L'Amore è istinto di sopravvivenza, non è coraggio né eroismo, ma è la materia stessa di cui siamo fatti, la natura più profonda del nostro essere. 

E' egoismo allo stato puro, è energia e vive di regole fisiche, prima ancora che di filosofia o di religione.

Siamo Amore, tutti quanti noi, ma troppo spesso ci sviliamo a desiderio e brama e avidità. Perché l'Amore non si può accumulare, come il denaro, e non ha corso legale se non nello scambio, nella gratuita reciprocità.
L'Amore non lo si può immobilizzare, è un capitale volatile, intangibile. Chi dice di non amare mente e chi non ama è morto, anche se cammina come tutti noi. Verso il nulla. Verso un futuro che non ha nessuna ragione d'essere.

 E chi ama non deve pretendere ringraziamenti, onori o riconoscenza, perché amando fa il suo stesso bene, prima ancora che quello degli altri. Amando realizza il suo essere, si compie, vive.

Vivere è Amare, tutto il resto è il circo che ci siamo costruiti attorno per non morir d'Amore...

#pensierisparsi #ciaogabo

mercoledì 16 aprile 2014

Fino in fondo, senza calcoli

Gli uomini passano la vita a chiedersi se sia un più un fatto di numeri o di emozioni. Se sia arrivare in fondo o vincere.

Poi ti siedi un attimo, ti guardi intorno, ascolti la musica, guardi le piante e i fiori e il cielo stellato. E capisci.

Se hai un cuore e un cervello capisci. Se hai un'anima capisci. Che da capire non c'è proprio niente ed è solo un fatto di vivere.

Vivere ogni giorno come se ballassi,  come se cantassi. Come se quella musica, quelle piante e quelle stelle fossero in te e ti guidassero senza esitazioni.

#pensierisparsi

mercoledì 26 marzo 2014

Sugli effetti della corruzione

I Il problema di un sistema che non funziona, come quello rappresentato dal capitalismo estremizzato che domina oggi il mondo, è che per tenerlo in piedi occorre un volano talmente poderoso da costituire esso stesso un pericolo e un limite invalicabile.

All'inizio tutto era semplice. C'era lo stato e c'erano le istituzioni locali ad assicurare i servizi di base. La scuola, la sanità, i servizi essenziali erano pubblici e si pagavano con le tasse. Per il resto c'era il privato, le aziende, che si interfacciavano con le istituzioni e con i cittadini e facevano business secondo le regole del mercato, della concorrenza e delle leggi.

Poi, negli anni, l'equilibrio tra pubblico e privato, tra gli interessi di tutti e quelli di pochi, si è perso in un oceano torbido e pieno di insidie, in cui la corruzione ha preso il sopravvento e il capitalismo "ingenuo e sano" del secolo scorso si è trasformato in una belva che tutto divora.

Complice la politica, sempre più svenduta, pochi capitalisti senza scrupoli hanno preso il sopravvento su miliardi di cittadini inermi, che da persone si sono trasformati in contribuenti e consumatori, da spremere senza alcun riguardo.

Le tasse, che un tempo servivano almeno a garantire l'illusione che i costi dei servizi potessero essere coperti, oggi bastano appena per coprire i costi della corruzione, mentre servizi e infrastrutture vanno in malora giorno dopo giorno.

Perché non c'è modo di coprire i costi di quel volano aberrante. Immaginate un aereo con quattro turbine. Per volare esse debbono garantire una determinata potenza, ma le leggi di un mercato fuori controllo pretendono che ogni anno eroghino un 10% in più, fino a che esse finiscano per staccarsi dalle ali e schizzare via da sole, come razzi.

È questo che è successo al sistema. Per farlo funzionare è stato drogato, pompato di persone, soldi, cemento, merci e speculazioni di ogni genere, che lo hanno portato ad essere del tutto fuori controllo.

Globalizzazione, finanza speculativa e il mare di problemi che esse hanno generato, bloccano oggi il sistema, determinando quel mostro invincibile che chiamiamo crisi.

Quell'inutile ammasso di cose, oltre a produrre utili solo per pochissimi, hanno regalato all'umanità inquinamento, disastri ecologici, problemi sanitari, e molto altro. Costi per la collettività che sono guadagni ingentissimi per pochi.

Non c'è nulla di lontanamente sostenibile,  nel modo in cui viviamo. Siamo tutti molto al di sopra della soglia minima di sostenibilità, ma c'è una piccola fetta di persone che vive a livelli aberranti, inimmaginabili e criminali, prima ancora che immorali.

Ecco perché non risolveremo mai nulla, per via politica. Perché nessun amministratore locale, per corretto che sia, potrebbe oggi sistemare le cose.

Il problema è sovranazionale, globale. Ed è un problema di modello, che solamente i cittadini possono tentare di rovesciare, imparando a spendere meglio e ad opporsi con forza.

Certo, questa è un'utopia. Ma anche il capitalismo lo è, pur dominandoci da secoli...  È davvero arrivata la fine dei tempi, la resa dei conti, il momento in cui occorre decidere da che parte stare, assumendocene le responsabilità e i rischi.

Voi da che parte state?

lunedì 24 marzo 2014

Il tempo non è denaro...

E' il tempo, il bene più prezioso che ci sia. Dovrebbe essere facile capirlo, perché tutti noi abbiamo l'unica certezza di dover morire, prima o poi. Eppure qualcuno ci ha infilato in testa un virus culturale devastante: il tempo è denaro.

Ci hanno fregati così, facendoci credere che ogni minuto del nostro tempo che non sia messo a reddito sia un minuto sprecato e che il conto in banca sia la metrica giusta da considerare, quando si analizza il modo in cui abbiamo speso i nostri giorni.

Il solo parametro da considerare, invece, è l'Amore delle persone che ci vogliono bene. E' quello il vero patrimonio, che si alimenta della nostra disponibilità, della nostra capacità di amare, della nostra unicità.
C'è un solo numero che fa la differenza: il numero di persone che saranno davvero dispiaciute, quando ce ne andremo e che ci ricorderanno come una persona buona, giusta, capace di dare davvero un senso al suo tempo e a quello degli altri.

Il tempo non è denaro; il tempo è Amore, Energia, Vita.

#pensierisparsi