giovedì 21 gennaio 2016

Bisogni intellettualizzati


Cercherò di farla facile, così magari spiego pure questo strano titolo. Scrivo spesso di come, a mio avviso, i soldi siano la causa principale di tutti i mali della nostra società; forse esagero, ma spero che questo ulteriore frammento di #pensierisparsi possa chiarire il mio punto di vista.

Prendiamo ad esempio gli animali. Sanno cosa gli piace e cosa non gli piace, loro? Certo che lo sanno, ovviamente, ma quando vanno a caccia di cibo, allo stato brado, non è quella, la loro priorità. Loro cercano principalmente qualcosa da mangiare, non qualcosa di buono. Se è anche di loro gusto è meglio, chiaramente, ma non vanno al ristorante, per capirci.

Lo stesso vale per tutti i loro bisogni, probabilmente anche quelli sessuali (o meglio riproduttivi). Gli animali hanno un solo ed unico scopo, nella vita: sopravvivere, quanto più a lungo possibile, e garantire un futuro alla propria specie, che nei millenni si evolverà in modo naturale, adattandosi all’ambiente e alle circostanze.

L’uomo è molto diverso. Non appena il suo cervello si è sviluppato quel tanto che basta per innescare nella sua mente il pensiero, i bisogni hanno preso una strada diversa, progredendo (a dire la verità non sono certo che si possa definire un progresso) verso quelli che oggi definiamo desideri.

Pensate solamente a questo; c’è grande differenza tra mangiare quello che ci capita a tiro, per non morire di fame, e sedersi a tavola, nelle nostre case, con i bambini che fanno i capricci e gli adulti che scelgono tra mille diverse possibilità. Una differenza abissale.

Se pensiamo alla tavola di un re, o di un presidente o di un ricco signore un po’ viziato, la differenza tra “noi” e “loro” non è altrettanto abissale. Certo, loro mangiano cibi pregiati, che costano un occhio della testa ma, diciamo la verità, quella roba molto spesso nemmeno ci piace. Ostriche, caviale, leccornie di lusso, rappresentano per noi uno sfizio da capodanno, ma non ci cambierebbero la vita, se potessimo averne ogni giorno.

Lo stesso vale per tutto il resto. Tra le nostre vite da ceto medio e quelle dei supermiliardari, la differenza non è vitale. Non moriamo noi, girando in utilitaria, non sono immortali loro, che viaggiano sui jet privati. Cosa voglio dire?

Il problema, a mio avviso, è che siamo arrivati a questa catastrofe per un motivo soltanto: abbiamo intellettualizzato i nostri bisogni e li abbiamo resi desideri, costringendo noi stessi a non cercare più una vita migliore, ma il denaro per potercela garantire, qualunque essa sia.

La maggior parte di noi e di tutta la razza umana, non rischia più la vita ogni giorno, appena si alza la mattina. Non siamo animali e non viviamo nella giungla, ma questa certezza (talvolta sorprendentemente disattesa), ci ha resi incapaci di capire cosa sia la felicità e come la si possa perseguire e trovare.

Non saremo mai felici, infatti, se non torneremo ad apprezzare la differenza tra bisogno e desiderio, tra vita vera, vissuta fino in fondo, e questa pantomima quotidiana che è la società del “benessere”. Datemi retta, i soldi servono per campare, è verissimo, ma dobbiamo prima imparare a campare e a desiderare qualcosa di più, che una bella casa, una bella macchina e un bel conto in banca.

#pensierisparsi

FOTO: pixabay.com

giovedì 14 gennaio 2016

Liberi su cauzione

Quando sento qualcuno dire che si dovrebbe risolvere in via definitiva il problema della corruzione, che ci vogliono pene più severe, che bisogna controllare di più e che bla bla bla bla... davvero faccio fatica a capire come si possa davvero credere che questa piaga possa essere sconfitta o controllata.

La corruzione, dovrebbe essere chiaro, è un effetto collaterale, del tutto inevitabile, del modello in cui tutti noi viviamo. Soldi e corruzione viaggiano sugli stessi binari, perché tutto, in questa società, è in vendita e tutto può essere comprato.

Certo, c’è un confine nettissimo tra i soldi che percepiamo quando lavoriamo onestamente e quando ci corrompono, ma è lo stesso confine che c’è, quando assumiamo dei farmaci, tra il guarire dalla malattia per cui li prendiamo e prenderne un’altra, causata dal farmaco stesso con cui ci siamo curati. 

Il problema di fondo è che nessuno, a questo mondo, può fare a meno dei soldi, se vuole vivere libero e integrato nel sistema. I soldi sono una sorta di cauzione, con cui paghiamo a rate la nostra libertà di muoverci, di dormire sotto un tetto, di fare le cose che dobbiamo o che vogliamo fare, di vestirci, di mangiare e tutto il resto.

Una cauzione che non è correlata al reato che abbiamo commesso (o forse sì, ma sarebbe un discorso lunghissimo e passerei inevitabilmente per comunista), ma al “livello di libertà” che vogliamo avere. Libertà vigilata con ostriche? Grossa cauzione. Libertà vigilata con fagioli e pancetta? Piccola cauzione, ma con l’eterna speranza di poterne pagare presto una più grande.

C’è poi un altro punto, se possibile ancora più grave. Il punto non è scegliere tra fagioli e ostriche, perché le seconde non rappresentano un tetto massimo o un limite invalicabile. Oltre alle ostriche ci sono altre infinite possibilità, quindi il problema “soldi = corruzione” non sarà mai debellabile e forse neppure controllabile.

Siamo tutti sul mercato, che ci piaccia o no. Se questo modello non ci piace, la sola scelta che abbiamo è metterci ai margini, uscire dal sistema e vivere in strada, senza nessun diritto, senza nessun sostentamento, alla mercé di chi ci passa davanti, che può darci qualche spiccio, insultarci o addirittura farci del male.

Facciamocene una ragione: i soldi generano corruzione, è così da sempre e sempre ci sarà qualcuno disposta a varcare il confine tra il lecito guadagno (e anche su questo ci sarebbe molto da dire) e un mare infinito di altre possibilità, paradossalmente nemmeno sempre ritenute illecite o sconvenienti. 

#pensierisparsi

FOTO: pixabay.com

sabato 9 gennaio 2016

Tutti alla forca?



Quello che vedete vi sembra strano e poco credibile? Pensate che un gruppo di terroristi, per quanto preparati e ben armati, non abbia le capacità e le forze per fare quel che fa, senza che ci sia qualche appoggio esterno? Siete dei complottisti, ecco cosa siete!

Non siete persone che si fanno delle domande e che cercano di ragionare con la loro testa, ma dei pazzi con manie di persecuzione, dei sobillatori, agenti destabilizzatori, menti malate e perverse. Siete dei complottisti, non gente che legge tra le righe e che vede una cosa soltanto: un sistema, in cui tutti noi, purtroppo, siamo immersi completamente, come in un liquido.

Guardate i TG, se pensate che io sia pazzo. Guardateli dall’esterno, senza farvi coinvolgere e noterete parecchie stranezze e anomalie. Vedrete un racconto, una narrazione con un preciso filo conduttore, che mescola realtà e fiction, che confonde le notizie con le opinoni, che collega tra loro i fatti, come se ci fosse un filo conduttore, come se fosse uno spettacolo, piuttosto che un notiziario.

Spettacoli che poi continuano subito dopo la pubblicità con le fiction, che raccontano le stesse cose, gli stessi delitti, gli stessi accadimenti, confondendo ancora di più la realtà e la finzione, in un’altalena senza fine e senza pausa.

Non sono telegiornali, datemi retta, ma brandelli di una pericolosa musica ipnotica, come quella usata per incantare i serpenti. Una musica che ci spinge ad essere più stronzi di quanto non siamo, più prevenuti, più cattivi tra di noi e più propensi ad essere sottomessi, perché isolati, ricattati economicamente e appesi al filo delle nostre posizioni sociali.

Una musica che ci spinge a rifugiarci nelle nostre poche certezze ma, al tempo stesso, a non averne affatto, di certezze. E quindi a vivere alla giornata, a comprare, a toglierci qualsiasi sfizio perché magari non sarà giusto, ma la vita è breve e non è colpa nostra se in giro per il mondo si muore di fame, di guerra e di ipocrisia.

Ovviamente non sto cercando di dirvi che i fatti che vedete in TV non accadono veramente. Sono veri, non ho alcun dubbio, ma vengono strumentalizzati in ogni singola fase del loro svolgimento, prima e dopo che avvengono. Non si tratta di attori e di messe in scena, come a volte sarei tentato di pensare, ma azioni reali, che però servono a qualcosa di molto diverso da quello che immaginiamo, noi e chi li progetta e realizza.

Sono vere e proprie strumentalizzazioni.

Prima di gridare "al patibolo" e di guardare gli altri con sospetto, dunque, cercate di capire se quello che ci raccontano i TG coincide con quello che vediamo con i nostri occhi ogni giorno, o se fa parte di un grande progetto di manipolazione della realtà e dei mass media, tesa a portarci dove vogliono che andiamo.

Occhio ragazzi, non odiate nessuno e non gridate “alla forca!”, ma prendetevi tutto il tempo che serve per ragionare e per vedere le cose con i vostri occhi, piuttosto che con quelli dei media, strumentalizzati e marci.

#pensieristronzi

FOTO: pixabay.com

venerdì 8 gennaio 2016

Bello, ricco, intelligente e...


Approfitto di una conversazione fatta su Facebook per raccogliere in un post alcune mie considerazioni sull’amore e sulle relazioni. La conversazione prendeva spunto da una fantomatica ricerca della University of Buffalo, secondo cui “i maschi provano disagio e paura quando devono rapportarsi con donne intelligenti. E, alla fine, scelgono partner meno brillanti”.
Personalmente ritengo che ci sia un problema di fondo, rispetto a questo studio. L'amore si fa in due quindi, se le cose non funzionano, le responsabilità vanno sempre suddivise al 50%. Quante donne belle e particolarmente intelligenti conoscete, che scelgano i loro partner seguendo i consigli dell'intelletto, piuttosto che il cuore (tanto per usare un eufemismo)? Il problema è: più abbiamo e più facciamo fatica a capire di cosa abbiamo davvero bisogno, perché, se abbiamo tanto da offrire, è quasi certo che cercheremo piuttosto quello che vogliamo.
Sarebbe poi da capire cosa si intenda per intelligenza e come la si misuri. Il fatto è che troppo spesso si confonde l'intelligenza con l’essere persone brillanti, o con la cultura, se non addirittura con i titoli da sfoggiare in società. Un Nobel è un essere superiore? No, è uno cui un gruppo di persone ha ritenuto di conferire un premio, per mille motivi e ragioni. Certo che sposare un Nobel fa parecchio figo, ma la sua intelligenza ci farà star bene per tutta la vita?
Anche ad un uomo, ne sono certo, fa piacere avere una donna intelligente, al suo fianco. E bella. E dolce, gentile, affettuosa, premurosa... quante altre cose ancora? Il punto è, per fortuna o purtroppo, che se mettiamo insieme le 100 qualità che davvero contano e le portiamo tutte al 100%, non è per niente scontato che con quella superdonna o con quel superuomo staremo bene davvero.
L'amore è un'alchimia, una formula chimica in cui a ciascuna persona serve un determinato equilibrio di ingredienti. Purtroppo è difficilissimo capire quale sia il nostro e così semplifichiamo, pensando che più ce n'è meglio è, ma a questo modo non siamo mai davvero felici e tendiamo a crearci dei mostri assurdi: se Giovanna avesse gli occhi di Lucia, e l'intelligenza di Giorgia, e la dolcezza di Ludovica. E se magari avesse le gambe di Maria e la simpatia di Francesca...
No, non funziona così e quando, per pura fortuna, incontriamo davvero la persona giusta, scopriamo che non ha nessuna delle doti e delle caratteristiche di quel Frankenstein che avevamo costruito a tavolino, ma ci fa stare bene davvero, così com'è. Perché è ciò che è, unica, irripetibile, diversa da tutte le altre e, quasi sempre, anche dai nostri ideali.
Quanto allo studio della University of Buffalo, pertanto, consiglierei alle donne, a quelle belle e intelligenti che credono di spaventare gli uomini (ma in fondo vale anche per gli uomini, se rovesciamo la cosa), di non lasciarsi abbindolare da queste scuse un pochino patetiche, ma di provare ad uscire dai propri cliché, cercando di capire sé stesse in profondità. Capire i propri bisogni è il punto di partenza, secondo me. Abbiamo davvero bisogno di un superuomo o di una superdonna, per essere felici e stare bene? Io credo proprio di no, perché se così fosse non sarebbe felice nessuno (gli unicorni non sono mai esistiti). Cercate di capire la vostra formula della felicità, prima di dare la colpa agli altri e di rassegnarvi all’idea che il partner perfetto non esiste. FOTO: pixabay.com

giovedì 7 gennaio 2016

Credete e vi sarà dato


Noi tutti crediamo in qualcosa, è un dato di fatto. Ma credere è, senza ombra di dubbio, la più importante dinamica di controllo delle masse che il genere umano abbia mai messo a punto. Il vecchio e sempre valido “divide et impera”, si basa proprio su questo.
Per dividere le persone, infatti, occorre che esse credano in qualcosa. Poco importa se si tratti di una religione, di un’ideologia, di un partito politico o addirittura di una squadra di calcio, o di un campione dello sport, dell’arte o della cultura.
L’importante è che noi crediamo. Io credo nell’amore, ad esempio, credo in Dio (una versione molto personale, a dire la verità), ma anche nella tecnologia, nel complesso mondo del digitale, in un progresso sostenibile, nelle energie rinnovabili, nella giustizia sociale e in molte altre cose, tra cui l’A.S. Roma.
Non è un male, credere in qualcosa, sia chiaro. Il problema è capire che questo non è necessariamente un bene, se non si è disposti a credere in modo critico, piuttosto che per fede cieca e per dogmi. Chi crede così non sarà mai libero, ma sarà sempre un cane alla catena di chi avrà il potere di influenzare il suo credo e di strumentalizzarlo. Perché è questo che avviene. Succede con le religioni, con la politica, con lo sport, con la cultura. Qualsiasi cosa in cui noi crediamo è un guinzaglio che ci mettiamo al collo, in cambio di qualche avanzo da mangiare e di un tetto per ripararci quando piove, finché accettiamo la legge del padrone.
Una dinamica, quella del credere, in cui noi tutti siamo vittime e carnefici, a seconda della parte della barricata in cui di volta in volta ci troviamo. Sul lavoro, ad esempio, siamo carnefici quando imponiamo il nostro credo ai clienti, convincendoli di quanto siano buone le nostre tesi e di quanto siano validi i nostri prodotti e servizi.
Ecco perché chi compra deve sempre avere molte informazioni su chi vende e su cosa gli propone. Credere non deve mai essere un atto di fede, ma di fiducia e di capacità di valutazione e di discernimento. Credo perché ho tutte le informazioni necessarie per farlo, non perché sono in soggezione o perché è comodo, farsi poche domande e provare.
Quando una persona, un’idea, un servizio, un prodotto o qualsiasi altra cosa bussano alla vostra porta, dunque, lasciate da parte la fede e prendetevi tutto il tempo per informarvi, per comprendere e per valutare. Ne va della vostra libertà e della vostra dignità, non soltanto dei vostri soldi e del vostro lavoro.
Credete e vi sarà dato; ragionate e avrete gli strumenti per ottenere quello che vi occorre e per scegliere nel modo giusto, senza affidarvi alla “lotteria della fede” e senza essere schiavi di nessuno.
P.S. Ovviamente ciò vale anche per i miei #pensierisparsi, primo tra tutti questo.
Foto: pixabay.com

lunedì 28 dicembre 2015

Giusto non è...


Giusto non è ciò che non fa male a nessuno, ma ciò che giova a tutti. Questo non significa che ciò che giova a pochi o ad uno soltanto sia necessariamente ingiusto, se non fa male a nessuno, ma è dietro le differenze più sottili e le insidie più recondite, che si cela la verità.

Diffidate, dunque, di chi cerca di spacciare per giusto ciò che semplicemente non è ingiusto, perché proprio così hanno fondato una società che, non ingiustizia dopo non ingiustizia, ha finito per diventare profondamente ingiusta, forse soltanto per inerzia, o per pigrizia, o per egoismo. O, più probabilmente, perché ciò che è falso non può in alcun modo essere giusto.

#pensierisparsi‬

lunedì 14 dicembre 2015

Quanto guadagni facendo quel che fai?




Guadagni da quello che fai o da quello che sei? La crisi, credo, è tutta e soltanto qui; stiamo passando da un mondo che pagava le nostre competenze e il nostro tempo, ad uno che sempre più pagherà quello che noi siamo: un tassello unico e non riproducibile di un puzzle che si evolve pezzo dopo pezzo.

Non nascondetevi dietro ai vostri titoli e alle vostre competenze, perché in futuro non ci sarà più spazio per chi è solamente quello che sa fare. Per questo ci saranno sempre più le macchine, mentre ciascuno di noi dovrà capire a fondo chi è, per poi spiegarlo a tutti gli altri e trovare il suo posto in quel gigantesco puzzle dinamico, che sarà la società del futuro.

#pensierisparsi

FOTO: pixabay.com