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Sulla crisi, la grande menzogna...

La crisi è seguire le logiche di un mercato che è sempre più drammaticamente lontano dal mercato di strada, quello fatto da gente che si alza alle cinque del mattino e si spezza la schiena per vendere quel poco che ha, fino ad esaurimento della merce e delle forze.

Quello è(ra) il mercato, fatto di gente che ha bisogno di qualcosa da mangiare e di qualcosa per vivere, giorno dopo giorno, e nel quale i commercianti vendono la propria mercanzia, a prezzi determinati dalla domanda, dall'offerta, dalla stagione e da pochissimi, concreti e tangibili parametri.

Quello è il mercato, mentre oggi i prezzi li detta la finanza internazionale e li scrive la borsa, in base a centinaia di parametri intangibili, scarsamente verificabili, troppo spesso del tutto svincolati dalle esigenze, dalle priorità e dalle aspettative del mondo reale.

In borsa il prezzo e il valore delle cose non è determinato dalle logiche della gente comune, dai loro bisogni, ma oscilla in funzione delle dichiarazioni (quasi sempre illogiche) dei politici, degli imprenditori e degli economisti, in base agli spostamenti di quote, azioni, manager, aziende...

In borsa non si lavora, si gioca. E' quello il termine che spesso si utilizza: giocare in borsa. Mentre la gente fuori soffre, muore, continua da sempre ad aver bisogno delle stesse cose, quelle che per loro natura non possono far arricchire nessuno. Chi si arricchisce specula, da sempre. Chi si arricchisce lo fa imponendo vessazioni, soprusi, tasse, gabelle, balzelli di ogni genere.

Andavano così, le cose, prima del capitalismo. Poi tutto è cambiato, perché la speculazione e il profitto sono divenute le uniche logiche, le sole strade percorribili, il modello. Poco importa se quel modello sia del tutto insostenibile, in termini etici, sociali, ambientali e addirittura economici. Quello è stato e continua ad essere il cappio al collo della gente, la strada alla fine della quale poche migliaia di individui in tutto il mondo si arricchiscono spropositatamente a danno di miliardi di esseri umani inermi.

Cos'è la crisi, dunque? Niente di più che il fondo di un barile maleodorante di morte e di pestilenza, in cui nulla ha più un senso se non per quei pochissimi che continuano a pisciarci dentro, nonostante stia tracimando nelle loro ville hollywoodiane, allagandone i salotti e facendo galleggiare i divani in pelle bianca nella melma e nel sangue.

Questa è la crisi. L'ingiustizia al suo culmine massimo, l'orchestra che si ostina a suonare mentre la nave affonda e la politica internazionale che non riesce più ad arginare il mostro che da sempre difende e rappresenta, le cui promesse dorate sono ormai minacce.

O si cambia o si muore, ecco cos'è la crisi. La grande menzogna di una minoranza che si è comprata tutto quello che poteva comprare e che ora non sa come spendere quelle immense ricchezze, perché nessuno ha più nulla da vendere o da offrire, se non la propria vita, inutile come sempre.
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