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La ricetta dell'Amore

La ricetta dell'Amore è tra le più semplici, ma i suoi ingredienti sono rari, e incredibilmente instabili.
Quando riesci finalmente a trovarli, ti precipiti ai fornelli per metterli insieme, creando un capolavoro, senza renderti conto di quante varianti di colore, forma, gusto, profumo, grado di maturazione e consistenza essi possano avere.
Te ne accorgi solo dopo l'assaggio, se sei un cuoco con un po di talento, ma quasi sempre occorrono anni di esperienza, per rendersi conto di aver preparato un piatto da osteria di borgata, piuttosto che un capolavoro di alta cucina.
Certo, la vita non è una gara. Si vive anche mangiando piatti discreti, mentre digiunando si muove.
Secondo me l'Amore non è un piatto da chef stellato. Se gli ingredienti ci sono tutti, e sono genuini, se il dosaggio e la cottura sono giusti, quello che arriva in tavola è comunque un buon piatto, e ci si può campare bene per una vita intera, se accettiamo l'idea che la perfezione è una pericolosa aberrazione, più che un ideale cui tendere.
La felicità non deriva dalla perfezione, ma dalla testarda esaltazione della "normalità",  di uno standard minimo che sia davvero alla portata di tutti e che sappia respingere la tentazione di cercare sempre il meglio, di analizzare a fondo ogni singolo ingrediente fino a trovare quello di assoluta eccellenza.
La vita non è un ristorante a cinque stelle, fatevene una ragione. La minestra della mamma non è un capolavoro di alta cucina, ma la rimpiangerete per tutta la vita,  perché quell'amore non veniva dalla ricerca ossessiva della perfezione, ma dalla ostinata accettazione della realtà quotidiana, fatta di figli non scelti, ma assolutamente insostituibili e perfetti in quanto tali.
La ricetta dell'Amore è questa: la minestra della mamma, rielaborata e rivisitata quanto vogliamo, ma con lo stesso spirito e la stessa ostinazione.

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