Passa ai contenuti principali

La ricetta dell'Amore

La ricetta dell'Amore è tra le più semplici, ma i suoi ingredienti sono rari, e incredibilmente instabili.
Quando riesci finalmente a trovarli, ti precipiti ai fornelli per metterli insieme, creando un capolavoro, senza renderti conto di quante varianti di colore, forma, gusto, profumo, grado di maturazione e consistenza essi possano avere.
Te ne accorgi solo dopo l'assaggio, se sei un cuoco con un po di talento, ma quasi sempre occorrono anni di esperienza, per rendersi conto di aver preparato un piatto da osteria di borgata, piuttosto che un capolavoro di alta cucina.
Certo, la vita non è una gara. Si vive anche mangiando piatti discreti, mentre digiunando si muove.
Secondo me l'Amore non è un piatto da chef stellato. Se gli ingredienti ci sono tutti, e sono genuini, se il dosaggio e la cottura sono giusti, quello che arriva in tavola è comunque un buon piatto, e ci si può campare bene per una vita intera, se accettiamo l'idea che la perfezione è una pericolosa aberrazione, più che un ideale cui tendere.
La felicità non deriva dalla perfezione, ma dalla testarda esaltazione della "normalità",  di uno standard minimo che sia davvero alla portata di tutti e che sappia respingere la tentazione di cercare sempre il meglio, di analizzare a fondo ogni singolo ingrediente fino a trovare quello di assoluta eccellenza.
La vita non è un ristorante a cinque stelle, fatevene una ragione. La minestra della mamma non è un capolavoro di alta cucina, ma la rimpiangerete per tutta la vita,  perché quell'amore non veniva dalla ricerca ossessiva della perfezione, ma dalla ostinata accettazione della realtà quotidiana, fatta di figli non scelti, ma assolutamente insostituibili e perfetti in quanto tali.
La ricetta dell'Amore è questa: la minestra della mamma, rielaborata e rivisitata quanto vogliamo, ma con lo stesso spirito e la stessa ostinazione.

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Pochi metri, pochi attimi, poca maledetta paura

A mente fredda e nel giorno in cui a Marsiglia un'altra automobile provoca morte e dolore tra la gente, provo a tornare con un filo di lucidità sui fatti del 17 agosto a Barcellona. Quando quel furgone si è lanciato sulla gente che passeggiava sulla Rambla, intorno alle 17 di un pomeriggio d'estate come tanti, io mi ero da poco spostato a circa un chilometro più in là, davanti a Casa Batlló, uno dei capolavori di Antoni Gaudí. Abbastanza lontano per non sentire le urla e per non vedere il sangue, ma tuttavia non al sicuro, come nei minuti e nei giorni successivi ho lentamente capito.

Seduto su una panchina con mia moglie e un'amica, siamo stati catturati dalle sirene spiegate dei Mossos D'Esquadra, la polizia catalana, da quelle delle ambulanze e dal rumore degli elicotteri che hanno iniziato a sorvolare la zona, indicandoci chiaramente che qualcosa stava andando storto, nelle vicinanze.


Abbiamo allora aperto Twitter e siamo riusciti a capire che ci doveva essere stat…

La differenza tra il bene e il male

Il male è facile da riconoscere, nella maggior parte dei casi. E se anche non lo riconosci, prima o poi si manifesta per quello che è, soltanto raramente quando è troppo tardi per affrontarlo in qualche modo.

Più difficile è il bene, nelle sue molteplici sfumature, nella sua incapacità di essere davvero universale e infinito. No, il bene è quasi sempre una creatura mortale, delicata e imperfetta come tutti noi e per questo incapace di essere il bene di tutti, senza che ci sia l'impegno e la volontà di ciascuno per tenerlo vivo e acceso.

Assomiglia alle lucine degli alberi di Natale, il bene. Funziona se tutte le lampadine restano legate tra loro e brillano all'unisono o ad intermittenza. Ma se una si rompe, è più che probabile che tutta la catena smetta di funzionare o che anche le altre inizino ad avere problemi, una dopo l'altra.

Ecco la differenza tra il male e il bene: il primo vive di pura individualità, è universale e spavaldo, ma da solo prima o poi è destinato ad es…

Umanità: Il punto di non ritorno è vicino

Ci stiamo rapidamente avvicinando, io credo, a quello che potremmo per molti versi definire un vero e proprio punto di non ritorno, per il genere umano. Siamo alle soglie di quella che Raymond Kurzweil chiama "Quinta Epoca", in cui la tecnologia e l'intelligenza umana si fondono, preannunciando il passaggio dalla sola intelligenza biologica a quella che presto potrà dar vita, cosa che sta avvenendo già ora in realtà, ad una combinazione ibrida e cibernetica.

L'intelligenza biologica, che oggi inizia ad essere aumentata dalla tecnologia e da una ancora acerba Intelligenza Artificiale, sarà presto affiancata (o magari addirittura rimpiazzata) da un'intelligenza non biologica, che inizialmente sarà frutto dell'ibridazione tecnologica, come potrebbe essere quella ottenuta attraverso l'impianto di nanobot, che ne aumenteranno le capacità e le funzioni.

A quel punto saremo alle soglie della "Sesta Epoca" descritta da Kurzweil, in cui le intelligenze …