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Sulla ricchezza e sulla fama

In una società giusta, nessuno dovrebbe essere ricco e famoso; e men che meno famoso perché ricco. Le due cose non dovrebbero mai essere presenti nella stessa persona, lo si dovrebbe stabilire per legge. 

Perché l'invenzione dei soldi ha alterato del tutto gli equilibri naturali; la lotta per la sopravvivenza si è trasformata in lotta per il denaro e per il potere che ne deriva. Già, perché chi è ricco e famoso, è anche potente. E anche questo, dovrebbe essere proibito per legge. Perché questo mix letale genera privilegi, ingiustizia, soprusi, prevaricazione e impunità.

In natura, chi ha troppo e soffoca gli altri, viene immediatamente eliminato. Non che questo sia giusto, ovviamente, almeno non nell'accezione morale che noi attribuiamo alla giustizia, ma i soldi hanno snaturato completamente gli esseri umani e la società. 

Nella nostra società, chi è ricco e famoso (e potente) difficilmente viene "limitato", perché con i suoi soldi può comprare e corrompere tutto e tutti, garantendosi l'incolumità e la sopravvivenza, oltre che un livello di benessere osceno e immorale.

E così chi è ricco diventa sempre più ricco, sempre più famoso, sempre più potente. I suoi figli sono quasi sempre anche belli, oltre che ricchi e famosi, perché i ricchi fanno figli con partner belli, atletici, in salute. E frequentano le scuole migliori, quindi diventano più colti, oltre che nelle generazioni spesso più intelligenti, perché hanno le migliori opportunità.

Ecco cosa ha fatto il modello capitalistico, poi degenerato nel consumismo e infine nella finanza speculativa. Gente che accumula soldi a palate, che scala la società, che arriva sempre più in alto facendo carne da cannone di tutto quel che si lascia alle spalle. E dietro le spalle si lascia sfaceli, tragedie, disgrazia.

Come se questo mondo non fosse anche loro, paradosso assoluto.

Non ce l'ho con i VIP in quanto tali. Non ce l'ho con i ricchi, in quanto tali. Non ce l'ho con il potere, con la fama, con la gloria. Il buon Totò, però, era solito dire "è la somma che fa il totale", e questa somma è il numero più negativo che si possa immaginare. 666, ad esempio, ma non è questo il punto.

Il punto è che un tempo c'erano i ricchi, c'erano i famosi, c'erano i potenti, c'erano i belli, i forti, i vincenti, i rampanti, i disonesti e addirittura i truffatori. Col tempo, però, molte di queste caratteristiche si sono sommate nelle stesse famiglie, nelle stesse persone, in pochi potentissimi, ricchissimi, etc.

E il punto è che siamo arrivati al colmo e che non possiamo più accettare questo stato di cose. Che fare, dunque? Come attaccare questo mostro fatto di soldi, di potere, di fama, di privilegi e di soprusi? Lo scrivo ovunque da tempo, replico anche in questa occasione: impariamo a tener chiusi i nostri maledetti portafogli, una vera arma per cui dovrebbe essere rilasciata licenza.

Questa è la strada: spendere meno, spendere bene, spendere selettivamente facendo girare i soldi "in basso", tra la gente comune, tra gli artigiani, i piccoli esercenti, le piccole imprese. Non si tratta di boicottare, ma di imparare a spendere bene, in modo equo e sostenibile, cercando quanto più possibile di "affamare la bestia".

Essa non si lascerà sconfiggere senza farci ancora del male, questo è chiaro. Ma se non vogliamo esserne schiacciati giorno dopo giorno questa è la strada. Non importa come la chiamiate, ma una radicale revisione delle nostre aspettative e del nostro standard di vita è inevitabile. Che ci piaccia o no...
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