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Sul M5S e su altre utopie

Combattere la politica entrando in politica è come combattere il diabete a colpi di zollette di zucchero. 

Chi vi ha convinti che si dovesse entrare nei palazzi, per cambiare le cose ha mentito sapendo di mentire. 

O, ancora peggio, ha pensato che prima o poi avreste potuto avere una maggioranza assoluta, paradittatoriale, tale da poter davvero interrompere il filo rosso che lega la politica alla finanza internazionale. 

Utopia allo stato puro.

La politica è solo un filtro, state combattendo il nemico sbagliato, se volete davvero cambiare l'Italia e il mondo. La palla in mano ce l'hanno le persone, purtroppo, e le persone continuano a insaccarla regolarmente nella porta sbagliata.

Perché ci dominano con i soldi e con i soldi ci dobbiamo ribellare, se vogliamo cambiare davvero. Anche questa è un'utopia, lo so bene, ma è l'unica strada che potremmo sperare di imboccare, se vogliamo ottenere qualche risultato.

Bisogna affamare la bestia. Non mi riferisco (solo) allo stato, ma piuttosto a quella finanza che ci sta schiacciando. La soluzione non consiste in scioperi fiscali o disobbedienza civile. Serve molto meno, o molto di più. 

Basta debiti, basta prestiti, basta credito al consumo, basta centri commerciali. Basta scelte , che fanno bene a pochi e distruggono la società. 

Torniamo all'economia distribuita, facciamo vivere il commercio di prossimità, gli artigiani, i professionisti, le piccole aziende sul territorio.

La crisi non esiste. C'è perché ci stanno schiacciando e perché il nostro modello di sviluppo è del tutto insostenibile. Tocca a tutti noi sconfiggerla.

E per sconfiggerla bisogna comprenderla, capire cos'è e chi ne è responsabile, che come sempre è chi ne trae vantaggio. Un ristretto novero di colossi multinazionali che fanno fortuna sulle altrui disgrazie e difficoltà. 

Combattiamo loro, non la politica. Il grande bluff cui stiamo assistendo è questo: farci credere che arrivare al potere possa far uscire l'Italia dalla crisi, ma non è così. 

Il nemico da combattere siamo noi stessi, la nostra incapacità di comprendere che se non cambiamo le nostre abitudini e le nostre aspettative, non vinceremo mai. 

Non si cambia il mondo nei piccoli e meschini palazzi di questa italietta. Però l'Italia può cambiare, se cambiano i suoi cittadini, se imparano a spendere bene e a tornare esseri umani, anziché consumatori. Cittadini, anziché contribuenti. Mani e cervelli, anziché stupidi ingranaggi di un sistema arrugginito. 

Si può fare. Facciamolo. 

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