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Bufale in rete: prevenire o tentare di curare?



C'è un solo modo, io credo, per porre rimedio al problema delle bufale sul web: istruire le persone, abituarle a ragionare con la propria testa, a verificare le cose, a distinguere la realtà dai loro desideri, dalle loro paure, dalla loro forma mentis e dai loro pregiudizi, mostri da combattere ogni giorno insieme a tutte le forme di ignoranza, di superstizione e di fatalismo dissennato.

Vietare non è mai la soluzione, così come non lo è ammonire o punire chi pubblica notizie false (cosa che va comunque fatta), perché la gente fatica ormai in modo cronico a distinguere la satira dalla mistificazione, la narrazione romanzata dai tentativi di condizionamento e di plagio, le news dalla fiction.

Non serve proibire, ma al contrario occorre porre le basi per una società libera, consapevole, dotata di solidi strumenti intellettuali per comprendere cosa sia vero e cosa sia solamente verosimile, cosa sia falso e cosa convenga far ritenere falso, ma soprattutto cosa sia raccontato o illustrato in modo parziale, reticente o manchevole, perché non c'è niente di peggio che una mezza verità, che ti inghiotte e ti fa sprofondare come le sabbie mobili e che ti bollisce lentamente, come le rane di Chomsky.

Le bufale si sconfiggono allo stesso modo in cui potrebbero essere debellate corruzione, evasione fiscale e molti altri crimini, dai più banali ai più efferati: controllandoci e correggendoci gli uni con gli altri, cercando di imparare insieme e di evitare quell'isolamento che rende tutti inermi di fronte al potere e alle sue armi, quasi sempre puntate verso la parte più debole e inerme della società.
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