Passa ai contenuti principali

L’improcrastinabile esigenza di stabilire un contatto con l’umanità



Dovremmo solo entrare in contatto, stabilire una vera connessione, comprenderci intimamente, oltre la nostra quotidianità, oltre i nostri stupidi affari personali, oltre la cortina di ferro della privacy, che ci spinge a nasconderci dentro le mura di casa.
Basterebbe questo, ne sono convinto e lo spero, per diventare una grande famiglia globale, in cui le nostre miserie non fossero più importanti di quelle degli altri, in cui la solidarietà fosse l'unico contratto, la sola obbligazione, l'investimento irrinunciabile cui ciascuno vorrebbe ambire.
Ciò che conviene a tutti conviene anche a te, dovremmo crederci fino in fondo, anche se in mezzo c'è del tempo da aspettare, del sudore da sudare, tanta fatica da sopportare e il mostro affamato dell'ego da anestetizzare.
Un mostro da sopire, o meglio da esaltare in un coro polifonico di anime non più disperse, non più prigioniere di sé stesse e della propria natura, schizofrenica e instabile, progettata per cercare, non per trovare, per chiedere, non per concedere o per concedersi, senza che ci sia qualcosa in cambio.
Non sarebbe difficile, se uscissimo dalla galera dorata del nostro maledetto sistema, dalle contraddizioni lancinanti di un modello del tutto insostenibile, che ci obbliga a correre da soli, contro tutti, collaborando solamente con quei pochi che ci aiutano a nutrire il mostro, sfamando tutti assieme quel dio malvagio che è il potere, nelle cui vene scorre denaro sporco e tossico.
Dovremmo soltanto stabilire una connessione, un filo unico tra miliardi di persone tutte uguali, per quanto diverse. Una connessione stabile e solida che tenga al di fuori le anime perse, che le emargini e che le lasci a nutrirsi delle loro palate di denaro, mentre tutti noi viviamo, sudiamo, ci struggiamo nell'unica vera droga dell'umanità, l'amore.
È lì la salvezza, è lì l'energia e la forza, capace di tutto tranne che di illuminare le menti ottenebrate dal dio denaro, che ruba la gente e se la porta via, verso quella galera luccicante di sogni e di promesse, dalla quale solamente pochissimi riescono ad evadere.
26/06/2016 - Scritto in volo, tra Cagliari e Parma, tra scosse d’ansia e lampi di speranza.
IMMAGINE: pixabay.com
Posta un commento

Post popolari in questo blog

Pochi metri, pochi attimi, poca maledetta paura

A mente fredda e nel giorno in cui a Marsiglia un'altra automobile provoca morte e dolore tra la gente, provo a tornare con un filo di lucidità sui fatti del 17 agosto a Barcellona. Quando quel furgone si è lanciato sulla gente che passeggiava sulla Rambla, intorno alle 17 di un pomeriggio d'estate come tanti, io mi ero da poco spostato a circa un chilometro più in là, davanti a Casa Batlló, uno dei capolavori di Antoni Gaudí. Abbastanza lontano per non sentire le urla e per non vedere il sangue, ma tuttavia non al sicuro, come nei minuti e nei giorni successivi ho lentamente capito.

Seduto su una panchina con mia moglie e un'amica, siamo stati catturati dalle sirene spiegate dei Mossos D'Esquadra, la polizia catalana, da quelle delle ambulanze e dal rumore degli elicotteri che hanno iniziato a sorvolare la zona, indicandoci chiaramente che qualcosa stava andando storto, nelle vicinanze.


Abbiamo allora aperto Twitter e siamo riusciti a capire che ci doveva essere stat…

Quanto guadagni facendo quel che fai?

Guadagni da quello che fai o da quello che sei? La crisi, credo, è tutta e soltanto qui; stiamo passando da un mondo che pagava le nostre competenze e il nostro tempo, ad uno che sempre più pagherà quello che noi siamo: un tassello unico e non riproducibile di un puzzle che si evolve pezzo dopo pezzo.

Non nascondetevi dietro ai vostri titoli e alle vostre competenze, perché in futuro non ci sarà più spazio per chi è solamente quello che sa fare. Per questo ci saranno sempre più le macchine, mentre ciascuno di noi dovrà capire a fondo chi è, per poi spiegarlo a tutti gli altri e trovare il suo posto in quel gigantesco puzzle dinamico, che sarà la società del futuro.

#pensierisparsi

FOTO: pixabay.com