Passa ai contenuti principali

Il senso delle cose e le dinamiche fuorvianti

Quando pensiamo al senso delle cose, dobbiamo tenere ben presente che esso è quasi sempre inquinato dalle dinamiche della vita e dei nostri pensieri.

Faccio un esempio: la gelosia.

Chi sostiene che essa sia un chiaro sintomo di Amore dice una mezza verità, perché va dritto al senso, ammesso che sia davvero quello, sottovalutando drammaticamente le dinamiche ad esso sottese.

Nella maggior parte dei casi, infatti, la gelosia non è altro che la conseguenza di una precisa dinamica in cui lui o lei hanno scelto un partner secondo precisi canoni estetici.

Il mio partner mi deve prima di tutto attrarre fisicamente, sostengono, ma molto spesso questo parametro è piuttosto un "deve essere oggettivamente attraente", perché dietro questo requisito si nasconde anche altro.

L'insicurezza e la vanità, ad esempio. Molte delle persone gelose lo sono perché sanno benissimo di aver scelto un partner che piace molto anche agli altri, la qual cosa non è soltanto strumentale al proprio desiderio di stare insieme ad una bella persona, ma anche (e talvolta soprattutto) all'essere ammirati ed invidiati per questo.

Lo stare insieme ad una persona che piace non è un fine o uno scopo, ma un mezzo e in quanto tale diventa anche un mero oggetto, per certi versi. Ci si sta insieme perché ci piace, ovviamente, ma anche perché ci aiuta a non sentirci dei falliti, ad essere considerati e invidiati per il traguardo raggiunto, indipendentemente dal fatto che questo ci renda felici o ci faccia stare bene davvero.

Ecco perché le persone molto gelose sono sempre dannatamente frustrate. Non lo sono soltanto per via della gelosia che le tormenta, ma prima (e ancor di più) per l'eventuale e rara consapevolezza di cosa le abbia spinte in questa situazione e del fatto che essa si ripeterà sempre, indipendentemente dal partner che avranno a fianco e dal grado di pericolo reale cui questi le sottoporrà.

Ovviamente questa considerazione non vale soltanto per la gelosia. Questa trappola è in agguato dietro al senso di tutte le cose che facciamo, che diciamo o che pensiamo. Quando cerchiamo il senso di qualunque cosa, ci troviamo di fronte ad un passaggio a livello che ci costringe a rallentare e a guardarci bene attorno, anche se le sbarre sono alzate e non sembra esserci alcun pericolo.

Dobbiamo riflettere bene. 

Il senso è sempre nella ricerca, ma ancor più nella concretezza, che quasi sempre ci fa difetto. Dobbiamo metterci la testa e ragionare in modo concreto, denudandoci completamente e liberandoci da tutte quelle dinamiche che nel tempo hanno contribuito a travisare quel senso, a renderlo qualcosa di diverso, a portarci fuori strada, sui binari, alla mercé di un treno che di sicuro arriverà a spazzarci via, insieme alle nostre maledette dinamiche e al nostro senso confuso e oltraggiato.

#pensierisparsi
Posta un commento

Post popolari in questo blog

Pochi metri, pochi attimi, poca maledetta paura

A mente fredda e nel giorno in cui a Marsiglia un'altra automobile provoca morte e dolore tra la gente, provo a tornare con un filo di lucidità sui fatti del 17 agosto a Barcellona. Quando quel furgone si è lanciato sulla gente che passeggiava sulla Rambla, intorno alle 17 di un pomeriggio d'estate come tanti, io mi ero da poco spostato a circa un chilometro più in là, davanti a Casa Batlló, uno dei capolavori di Antoni Gaudí. Abbastanza lontano per non sentire le urla e per non vedere il sangue, ma tuttavia non al sicuro, come nei minuti e nei giorni successivi ho lentamente capito.

Seduto su una panchina con mia moglie e un'amica, siamo stati catturati dalle sirene spiegate dei Mossos D'Esquadra, la polizia catalana, da quelle delle ambulanze e dal rumore degli elicotteri che hanno iniziato a sorvolare la zona, indicandoci chiaramente che qualcosa stava andando storto, nelle vicinanze.


Abbiamo allora aperto Twitter e siamo riusciti a capire che ci doveva essere stat…

La differenza tra il bene e il male

Il male è facile da riconoscere, nella maggior parte dei casi. E se anche non lo riconosci, prima o poi si manifesta per quello che è, soltanto raramente quando è troppo tardi per affrontarlo in qualche modo.

Più difficile è il bene, nelle sue molteplici sfumature, nella sua incapacità di essere davvero universale e infinito. No, il bene è quasi sempre una creatura mortale, delicata e imperfetta come tutti noi e per questo incapace di essere il bene di tutti, senza che ci sia l'impegno e la volontà di ciascuno per tenerlo vivo e acceso.

Assomiglia alle lucine degli alberi di Natale, il bene. Funziona se tutte le lampadine restano legate tra loro e brillano all'unisono o ad intermittenza. Ma se una si rompe, è più che probabile che tutta la catena smetta di funzionare o che anche le altre inizino ad avere problemi, una dopo l'altra.

Ecco la differenza tra il male e il bene: il primo vive di pura individualità, è universale e spavaldo, ma da solo prima o poi è destinato ad es…

Umanità: Il punto di non ritorno è vicino

Ci stiamo rapidamente avvicinando, io credo, a quello che potremmo per molti versi definire un vero e proprio punto di non ritorno, per il genere umano. Siamo alle soglie di quella che Raymond Kurzweil chiama "Quinta Epoca", in cui la tecnologia e l'intelligenza umana si fondono, preannunciando il passaggio dalla sola intelligenza biologica a quella che presto potrà dar vita, cosa che sta avvenendo già ora in realtà, ad una combinazione ibrida e cibernetica.

L'intelligenza biologica, che oggi inizia ad essere aumentata dalla tecnologia e da una ancora acerba Intelligenza Artificiale, sarà presto affiancata (o magari addirittura rimpiazzata) da un'intelligenza non biologica, che inizialmente sarà frutto dell'ibridazione tecnologica, come potrebbe essere quella ottenuta attraverso l'impianto di nanobot, che ne aumenteranno le capacità e le funzioni.

A quel punto saremo alle soglie della "Sesta Epoca" descritta da Kurzweil, in cui le intelligenze …