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Sul valore dell'onestà


Credo che questo paese vada a rotoli perché troppe persone considerano l'onestà un valore, ne fanno una questione numerica, si assolvono ogni giorno perché in fondo si sentono molto più oneste di tante altre.

Peccato che l'onestà non sia un valore, ma una qualità. Non si può essere più onesti o meno onesti, è una questione di qualità, non di numeri, un on/off nella maggior parte dei casi del tutto irreversibile.

Si può essere onesti o disonesti, non ci sono coni d'ombra o condizioni intermedie. E troppe persone sono disoneste prima di tutto con se stesse, non hanno l'onestà intellettuale di confessarsi che alla fine rubare 1 o rubare 1.000 è la stessa identica cosa.

Quante ne vedo, di persone così. Gente che si nasconde dietro la fede e la militanza politica, ad esempio, che si millanta democratica, progressista, in certi casi addirittura comunista, ma che invece segue le stesse logiche dei grandi capitalisti e di certi "intrallazzatori" disposti a tutto.

Non ne faccio una questione politica, però. Onestà per me significa prima di ogni altra cosa rispetto dell'altro, capacità di comprendere dove finisca la propria libertà e il proprio "territorio" e dove inizia quella degli altri.

Non si può essere onesti e al tempo stesso desiderare o addirittura prendersi più di quanto non sia necessario. Accumulare soldi, possedimenti, oggetti. Non sono d'accordo con Marx, sia chiaro. La proprietà non è un furto. Lo è prendere più del necessario, invadere il territorio altrui, gareggiare in ricchezza, sottrarre risorse alla collettività per farne un uso personale.

Ecco da dove dovremmo partire, per salvare il nostro paese e il mondo. Quando parlo di "decrescita" e di sostenibilità, per me il punto è proprio e soprattutto questo: combattere la disonestà, far comprendere alla gente la differenza tra valore e qualità, sgombrare il campo da ogni malinteso e prevenire qualsiasi forma di giustificazione.

O sei onesto o non lo sei, fratello: nessuna via di mezzo, nessun compromesso, nessuna giustificazione. E essere onesti significa una cosa soltanto: essere consapevoli del confine tra avere assicurarsi ciò che serve e rubare a gli altri quello che non ci occorre o che serve soltanto a soddisfare il nostro ego e le nostre ambizioni.

Cosa c'è di male nel lusso, ad esempio? Che non potrà mai essere per tutti, che per averlo occorrono molti più soldi di quanti ne siano sufficienti per vivere e che "allena" la mente ad una innaturale e perversa escalation verso il superfluo e l'esclusivo. In qualche misura, dunque, sdogana la disonestà e la declassa ad ambizione, a propensione al successo.

Una società basata su questo approccio e su questi valori, perde ben presto le sue qualità e cresce soltanto sul culto dei numeri, delle statistiche, del PIL. E' una società che si avvita su se stessa e che è destinata al collasso, perché consente di proliferare solamente ai disonesti, relegando gli onesti al ruolo di emarginati e di comprimari.

E' davvero questa, la società che volete?

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