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venerdì 27 marzo 2015

Sulle scelte e sulle alternative

Quando scrivo qualcosa contro il denaro (lo faccio spesso), la maggior parte di quanti mi criticano si domanda quale sia la mia alternativa, presumendo che io mi riferisca al baratto.

Onestamente non so se quella potrebbe essere un'alternativa, né penso che il baratto sia la soluzione, ma so per certo che ciò che dovremmo combattere è proprio la nostra incapacità di uscire da quella zona di comfort, che ci spinge a convincerci che non ci siano alternative e che dobbiamo accettare ogni volta lo status quo.

Per vent'anni, ad esempio, abbiamo permesso ad un uomo di governare il nostro Paese, nonostante e al di là delle sue controverse vicende personali e giudiziarie, lasciando che la sua figura ingombrante spaccasse in due l'Italia e trasformasse la nostra politica, già vacillante, in un mero scontro da stadio.

Lo abbiamo accettato, credo, almeno la maggior parte di chi lo ha votato o di chi non si è opposto con fermezza, non perché fossimo realmente convinti che egli fosse la persona giusta, ma soltanto e incredibilmente perché, in una nazione da 70 milioni di persone, non riuscivamo a vedere un'alternativa.

Allo stesso modo, le nostre esistenze scorrono quotidianamente dentro a comodi binari di monotonia e di abitudini, anche le più assurde delle quali finiscono per sembrarci normali e inevitabili.
Non ci sono alternative, finiamo per raccontarci, tanto ci basta e la necessità di accumulare soldi per vivere è radicata in noi come qualcosa di normalissimo e di giusto. Ecco cosa detesto, dei soldi. Ci hanno resi incapaci di guardare oltre un percorso segnato per noi da chi sulle nostre vite guadagna e specula.

Se guardate le cose con un minimo di distacco, però, non faticherete troppo ad accorgervene. I soldi sono il padre e la madre di quell'apatia che fa tanto comodo a chi ci governa e a chi supporta la politica in questo compito, in cambio di facili opportunità di lucro.

Nella nostra società ogni cosa ha un valore e un costo; l'unico modo per vivere è, dunque, quello di procurarsi il denaro necessario per acquistare quello che ci serve, o meglio per pagare la "filiera" che ci permette di fruirne. Punto, niente di più.

Sembra tutto assolutamente normale, ma questo sistema non funziona, perché nel corso dei millenni ha trasformato il mezzo nel fine, facendoci perdere il senso delle cose e dando vita a terribili sperequazioni.

Esiste un'alternativa?

Purtroppo la sola alternativa che ci permettono di vedere è la povertà assoluta, il barbonismo, finire in strada e mettersi ai margini, ma sono convinto che non c'è solo questo, nel destino di chi vorrà cercare davvero un'altra opportunità e smascherare l'inganno dei soldi, il loro sistema perverso e la loro incapacità di generare vero benessere, sostenibilità, giustizia e un futuro che valga la pena vivere e costruire, partendo da presupposti diversi.