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lunedì 31 ottobre 2016

Scrivi bene e nessuno si farà male



In futuro scrivere sarà sempre più un esercizio di chiarezza, di sintesi e di inequivocabilità. Dovremo pesare le parole con il bilancino da farmacista, dopo aver scolpito nella nostra testa il concetto che vogliamo esprimere, e dovremo essere certi di conoscere la materia di riferimento quel tanto che basta per poterci permettere di parlarne o di scriverne. Tanto più se quello che scriviamo è destinato a finire sul web.

Quando scriviamo in rete, infatti, e presto non esisterà altro che questo, scriviamo sempre e comunque al mondo intero e ad esso esponiamo non soltanto quel singolo pensiero, ma tutta la nostra esistenza, che sempre più sarà giudicata e analizzata in funzione di quel singolo cluster, in grado di contaminare tutto il resto e di crearci enormi problemi. 

Affrancarci dalla provincialità e dall'idea che stiamo scrivendo per i nostri amici, per il nostro territorio o per una qualsiasi nicchia, sarà un passo inevitabile. Le esperienze e i riferimenti rimarranno nostri, locali, in alcuni casi addirittura intimi, ma quando racconteremo qualcosa lo faremo comunque (potenzialmente) per l'umanità intera, che sempre più si sentirà in diritto, se non addirittura in dovere, di intervenire, di partecipare, di dire la propria e di giudicarci. Eventualmente anche di stroncarci, di vivisezionare il nostro pensiero e di metterci alla berlina.

Siamo tutti sotto i riflettori, sempre, che ci piaccia o no, e quello che scriviamo ci presenta e ci rappresenta presso un'orda di potenziali lettori che non sa nulla di noi e che ci giudicherà in funzione di quel singolo frammento di pensiero. Interpretandolo, decontestualizzandolo, con ogni probabilità fraintendendolo. Spesso strumentalizzandolo, facendolo proprio in funzione di chissà quale finalità o percorso.

Ecco perché scrivere oggi è un'enorme responsabilità. Ne va di noi stessi, della nostra credibilità, del rispetto cui tutti giustamente ambiamo e di molto altro ancora, con conseguenze che possono andare oltre noi stessi, verso gli altri, verso le idee e le ideologie cui teniamo e che vorremmo sempre difendere e che con le nostre parole potremmo mettere in pericolo.

Occorre dunque prestare la massima attenzione a quello che scriviamo. Occorre essere accorti, valutare parole, verbi, tempi e sfumature, perché il primo nemico della comunicazione è la superficialità, la sciatteria, il pressappochismo e la fretta di fissare un pensiero o un'idea senza averne valutato le possibili conseguenze. Occorre prudenza e moderazione, ma più di ogni altra cosa non bisogna mai considerare i social media e gli strumenti della rete un gioco, perché la sola cosa ad essere in gioco è la nostra reputazione, giorno dopo giorno, frase dopo frase, parola dopo parola.