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Quanto guadagni facendo quel che fai?

Guadagni da quello che fai o da quello che sei? La crisi, credo, è tutta e soltanto qui; stiamo passando da un mondo che pagava le nostre...

mercoledì 26 febbraio 2014

Sulla prima guerra civile mondiale

Siamo anestetizzati. Da decenni, ormai. Ubriachi di veline, di soubrette, di calcio, di cabaret di terz'ordine, di news, di gossip, di nera che diventa gialla e che sfocia nel rosa...

La prima guerra civile mondiale è alle porte, ma dietro alle nostre ci troveranno solamente TV accese e cervelli spenti...

martedì 25 febbraio 2014

La felicità si coltiva nell'anima

La felicità non si conquista, ma si coltiva dentro di sé, a dispetto delle troppe infestanti e dell'inquinamento che ne minacciano la crescita, giorno dopo giorno. 

Ciascuno la annaffia con quello che ha e per concime usa la serenità o l'euforia, a seconda del momento e della disponibilità e in dosi quasi sempre casuali e del tutto inadeguate.

Chi crede di trovarla fuori dalla propria anima, la felicità, è destinato a non trovarla mai. Così come chi pensa di vederla fiorire senza fatica, senza dedizione, senza passione. 

Senza il pollice verde dello spirito e la disciplina della ragione, che sanno bene come arare l'anima e renderla fertile, ma troppo spesso si dedicano ad altro, come se la felicità non fosse il fine, ma soltanto uno dei tanti mezzi...

domenica 9 febbraio 2014

Sulla crisi, la grande menzogna...

La crisi è seguire le logiche di un mercato che è sempre più drammaticamente lontano dal mercato di strada, quello fatto da gente che si alza alle cinque del mattino e si spezza la schiena per vendere quel poco che ha, fino ad esaurimento della merce e delle forze.

Quello è(ra) il mercato, fatto di gente che ha bisogno di qualcosa da mangiare e di qualcosa per vivere, giorno dopo giorno, e nel quale i commercianti vendono la propria mercanzia, a prezzi determinati dalla domanda, dall'offerta, dalla stagione e da pochissimi, concreti e tangibili parametri.

Quello è il mercato, mentre oggi i prezzi li detta la finanza internazionale e li scrive la borsa, in base a centinaia di parametri intangibili, scarsamente verificabili, troppo spesso del tutto svincolati dalle esigenze, dalle priorità e dalle aspettative del mondo reale.

In borsa il prezzo e il valore delle cose non è determinato dalle logiche della gente comune, dai loro bisogni, ma oscilla in funzione delle dichiarazioni (quasi sempre illogiche) dei politici, degli imprenditori e degli economisti, in base agli spostamenti di quote, azioni, manager, aziende...

In borsa non si lavora, si gioca. E' quello il termine che spesso si utilizza: giocare in borsa. Mentre la gente fuori soffre, muore, continua da sempre ad aver bisogno delle stesse cose, quelle che per loro natura non possono far arricchire nessuno. Chi si arricchisce specula, da sempre. Chi si arricchisce lo fa imponendo vessazioni, soprusi, tasse, gabelle, balzelli di ogni genere.

Andavano così, le cose, prima del capitalismo. Poi tutto è cambiato, perché la speculazione e il profitto sono divenute le uniche logiche, le sole strade percorribili, il modello. Poco importa se quel modello sia del tutto insostenibile, in termini etici, sociali, ambientali e addirittura economici. Quello è stato e continua ad essere il cappio al collo della gente, la strada alla fine della quale poche migliaia di individui in tutto il mondo si arricchiscono spropositatamente a danno di miliardi di esseri umani inermi.

Cos'è la crisi, dunque? Niente di più che il fondo di un barile maleodorante di morte e di pestilenza, in cui nulla ha più un senso se non per quei pochissimi che continuano a pisciarci dentro, nonostante stia tracimando nelle loro ville hollywoodiane, allagandone i salotti e facendo galleggiare i divani in pelle bianca nella melma e nel sangue.

Questa è la crisi. L'ingiustizia al suo culmine massimo, l'orchestra che si ostina a suonare mentre la nave affonda e la politica internazionale che non riesce più ad arginare il mostro che da sempre difende e rappresenta, le cui promesse dorate sono ormai minacce.

O si cambia o si muore, ecco cos'è la crisi. La grande menzogna di una minoranza che si è comprata tutto quello che poteva comprare e che ora non sa come spendere quelle immense ricchezze, perché nessuno ha più nulla da vendere o da offrire, se non la propria vita, inutile come sempre.

Sulla paura

IÈ la paura che ci tiene ancorati a terra, mentre noi sappiamo volare.
È la paura che ci fa tornare a galla, mentre ne avremmo ancora per restare in apnea.
È la paura che ci fa rallentare, quando sentiamo battere forte il cuore.
È la paura che ci spinge a non fidarci degli altri, anche se non ci fanno del male.
È la paura che ci salva, quando il dolore si fa insopportabile, e quando rischiamo.
È la paura che ci blocca, paralizzandoci di fronte all'infinito che ci chiama.
Ma la paura è un bluff,  come la spia della riserva , come un turno mentre splende il sole.
Per istinto ci porta a metterci una mano sulla testa, ma è dalla luce che  ci ripariamo,  non dall'acqua.
E quella luce diventa ombra,  che allaga i nostri pensieri e li fa affondare.

#pensierisparsi

giovedì 6 febbraio 2014

Le Olimpiadi sono sempre state un po' gay...





Il CIDI +Canadian Institute of Diversity and Inclusion risponde alle leggi anti-gay russe con un video divertente.

"The two-man luge, in all its glory. Show your support for the equality of all athletes by changing your Facebook profile picture with us athttp://bit.ly/keepthegamesgay"

sabato 1 febbraio 2014

La ricetta dell'Amore

La ricetta dell'Amore è tra le più semplici, ma i suoi ingredienti sono rari, e incredibilmente instabili.
Quando riesci finalmente a trovarli, ti precipiti ai fornelli per metterli insieme, creando un capolavoro, senza renderti conto di quante varianti di colore, forma, gusto, profumo, grado di maturazione e consistenza essi possano avere.
Te ne accorgi solo dopo l'assaggio, se sei un cuoco con un po di talento, ma quasi sempre occorrono anni di esperienza, per rendersi conto di aver preparato un piatto da osteria di borgata, piuttosto che un capolavoro di alta cucina.
Certo, la vita non è una gara. Si vive anche mangiando piatti discreti, mentre digiunando si muove.
Secondo me l'Amore non è un piatto da chef stellato. Se gli ingredienti ci sono tutti, e sono genuini, se il dosaggio e la cottura sono giusti, quello che arriva in tavola è comunque un buon piatto, e ci si può campare bene per una vita intera, se accettiamo l'idea che la perfezione è una pericolosa aberrazione, più che un ideale cui tendere.
La felicità non deriva dalla perfezione, ma dalla testarda esaltazione della "normalità",  di uno standard minimo che sia davvero alla portata di tutti e che sappia respingere la tentazione di cercare sempre il meglio, di analizzare a fondo ogni singolo ingrediente fino a trovare quello di assoluta eccellenza.
La vita non è un ristorante a cinque stelle, fatevene una ragione. La minestra della mamma non è un capolavoro di alta cucina, ma la rimpiangerete per tutta la vita,  perché quell'amore non veniva dalla ricerca ossessiva della perfezione, ma dalla ostinata accettazione della realtà quotidiana, fatta di figli non scelti, ma assolutamente insostituibili e perfetti in quanto tali.
La ricetta dell'Amore è questa: la minestra della mamma, rielaborata e rivisitata quanto vogliamo, ma con lo stesso spirito e la stessa ostinazione.