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Quanto guadagni facendo quel che fai?

Guadagni da quello che fai o da quello che sei? La crisi, credo, è tutta e soltanto qui; stiamo passando da un mondo che pagava le nostre...

giovedì 30 gennaio 2014

Sul M5S e su altre utopie

Combattere la politica entrando in politica è come combattere il diabete a colpi di zollette di zucchero. 

Chi vi ha convinti che si dovesse entrare nei palazzi, per cambiare le cose ha mentito sapendo di mentire. 

O, ancora peggio, ha pensato che prima o poi avreste potuto avere una maggioranza assoluta, paradittatoriale, tale da poter davvero interrompere il filo rosso che lega la politica alla finanza internazionale. 

Utopia allo stato puro.

La politica è solo un filtro, state combattendo il nemico sbagliato, se volete davvero cambiare l'Italia e il mondo. La palla in mano ce l'hanno le persone, purtroppo, e le persone continuano a insaccarla regolarmente nella porta sbagliata.

Perché ci dominano con i soldi e con i soldi ci dobbiamo ribellare, se vogliamo cambiare davvero. Anche questa è un'utopia, lo so bene, ma è l'unica strada che potremmo sperare di imboccare, se vogliamo ottenere qualche risultato.

Bisogna affamare la bestia. Non mi riferisco (solo) allo stato, ma piuttosto a quella finanza che ci sta schiacciando. La soluzione non consiste in scioperi fiscali o disobbedienza civile. Serve molto meno, o molto di più. 

Basta debiti, basta prestiti, basta credito al consumo, basta centri commerciali. Basta scelte , che fanno bene a pochi e distruggono la società. 

Torniamo all'economia distribuita, facciamo vivere il commercio di prossimità, gli artigiani, i professionisti, le piccole aziende sul territorio.

La crisi non esiste. C'è perché ci stanno schiacciando e perché il nostro modello di sviluppo è del tutto insostenibile. Tocca a tutti noi sconfiggerla.

E per sconfiggerla bisogna comprenderla, capire cos'è e chi ne è responsabile, che come sempre è chi ne trae vantaggio. Un ristretto novero di colossi multinazionali che fanno fortuna sulle altrui disgrazie e difficoltà. 

Combattiamo loro, non la politica. Il grande bluff cui stiamo assistendo è questo: farci credere che arrivare al potere possa far uscire l'Italia dalla crisi, ma non è così. 

Il nemico da combattere siamo noi stessi, la nostra incapacità di comprendere che se non cambiamo le nostre abitudini e le nostre aspettative, non vinceremo mai. 

Non si cambia il mondo nei piccoli e meschini palazzi di questa italietta. Però l'Italia può cambiare, se cambiano i suoi cittadini, se imparano a spendere bene e a tornare esseri umani, anziché consumatori. Cittadini, anziché contribuenti. Mani e cervelli, anziché stupidi ingranaggi di un sistema arrugginito. 

Si può fare. Facciamolo. 

martedì 28 gennaio 2014

Sulla ricchezza e sulla fama

In una società giusta, nessuno dovrebbe essere ricco e famoso; e men che meno famoso perché ricco. Le due cose non dovrebbero mai essere presenti nella stessa persona, lo si dovrebbe stabilire per legge. 

Perché l'invenzione dei soldi ha alterato del tutto gli equilibri naturali; la lotta per la sopravvivenza si è trasformata in lotta per il denaro e per il potere che ne deriva. Già, perché chi è ricco e famoso, è anche potente. E anche questo, dovrebbe essere proibito per legge. Perché questo mix letale genera privilegi, ingiustizia, soprusi, prevaricazione e impunità.

In natura, chi ha troppo e soffoca gli altri, viene immediatamente eliminato. Non che questo sia giusto, ovviamente, almeno non nell'accezione morale che noi attribuiamo alla giustizia, ma i soldi hanno snaturato completamente gli esseri umani e la società. 

Nella nostra società, chi è ricco e famoso (e potente) difficilmente viene "limitato", perché con i suoi soldi può comprare e corrompere tutto e tutti, garantendosi l'incolumità e la sopravvivenza, oltre che un livello di benessere osceno e immorale.

E così chi è ricco diventa sempre più ricco, sempre più famoso, sempre più potente. I suoi figli sono quasi sempre anche belli, oltre che ricchi e famosi, perché i ricchi fanno figli con partner belli, atletici, in salute. E frequentano le scuole migliori, quindi diventano più colti, oltre che nelle generazioni spesso più intelligenti, perché hanno le migliori opportunità.

Ecco cosa ha fatto il modello capitalistico, poi degenerato nel consumismo e infine nella finanza speculativa. Gente che accumula soldi a palate, che scala la società, che arriva sempre più in alto facendo carne da cannone di tutto quel che si lascia alle spalle. E dietro le spalle si lascia sfaceli, tragedie, disgrazia.

Come se questo mondo non fosse anche loro, paradosso assoluto.

Non ce l'ho con i VIP in quanto tali. Non ce l'ho con i ricchi, in quanto tali. Non ce l'ho con il potere, con la fama, con la gloria. Il buon Totò, però, era solito dire "è la somma che fa il totale", e questa somma è il numero più negativo che si possa immaginare. 666, ad esempio, ma non è questo il punto.

Il punto è che un tempo c'erano i ricchi, c'erano i famosi, c'erano i potenti, c'erano i belli, i forti, i vincenti, i rampanti, i disonesti e addirittura i truffatori. Col tempo, però, molte di queste caratteristiche si sono sommate nelle stesse famiglie, nelle stesse persone, in pochi potentissimi, ricchissimi, etc.

E il punto è che siamo arrivati al colmo e che non possiamo più accettare questo stato di cose. Che fare, dunque? Come attaccare questo mostro fatto di soldi, di potere, di fama, di privilegi e di soprusi? Lo scrivo ovunque da tempo, replico anche in questa occasione: impariamo a tener chiusi i nostri maledetti portafogli, una vera arma per cui dovrebbe essere rilasciata licenza.

Questa è la strada: spendere meno, spendere bene, spendere selettivamente facendo girare i soldi "in basso", tra la gente comune, tra gli artigiani, i piccoli esercenti, le piccole imprese. Non si tratta di boicottare, ma di imparare a spendere bene, in modo equo e sostenibile, cercando quanto più possibile di "affamare la bestia".

Essa non si lascerà sconfiggere senza farci ancora del male, questo è chiaro. Ma se non vogliamo esserne schiacciati giorno dopo giorno questa è la strada. Non importa come la chiamiate, ma una radicale revisione delle nostre aspettative e del nostro standard di vita è inevitabile. Che ci piaccia o no...

domenica 26 gennaio 2014

Di poco si vive

Chi ha molto non ne avrà mai abbastanza e non sarà mai davvero soddisfatto e felice.
Chi ha poco, invece, spesso riesce a capire cosa gli serva davvero per campare e quasi sempre vive felice. Perché sei più libero quando hai poco da perdere e quando quel poco non deriva da compromessi e giochi di potere.
#pensierisparsi 

mercoledì 15 gennaio 2014

Dimmelo così

Dimmelo così, nel silenzio di una notte qualunque.
Dimmelo senza parole, senza luce per uno sguardo
senza nessuna premeditazione e senza alcuna sorpresa.

Lo stupore, quello si,
che pure quel che si sa riesce a stupire,
nel buio silenzioso della notte.

Dimmelo così, dimmelo adesso
che sono lontano, ora che dormi già
e che non pensi a me, abbracciata al cuscino.

Dimmelo anche per questo,
che è troppo facile dire ti amo
mentre ci si bacia
mentre si sta vicini
uno nell'altra.


Dedicato a mia moglie Clara (la #fatacucciola)
B&B Villa Gloria, Cinisello Balsamo, 15/01/2014