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Quanto guadagni facendo quel che fai?

Guadagni da quello che fai o da quello che sei? La crisi, credo, è tutta e soltanto qui; stiamo passando da un mondo che pagava le nostre...

sabato 23 marzo 2013

Sulla decrescita e sulla sostenibilità

Continuiamo a scrivere e a dire che la politica internazionale dovrebbe cambiare rotta e aiutarci ad adottare uno stile di vita più sostenibile, ripristinando il primato dell'uomo e della vita sull'economia e sulla finanza, ad esempio e legiferando in modo più equo e lungimirante.

Ci scagliamo contro i politici, che indubbiamente hanno le loro colpe, ma purtroppo è un fatto che tutti noi siamo altrettanto responsabili di quanto è accaduto nella storia e di di quello che sta ancora accadendo, perché sono le nostre scelte quotidiane a far si che tutto vada in una certa direzione.

La storia siamo noi (attenzione). Il coltello dalla parte del manico ce l'ha la gente, sempre. Chi sta uccidendo il pianeta, lo sta facendo con la nostra complicità, dandoci quello che vogliamo in cambio dei nostri soldi e della nostra dignità, oltre che della sopravvivenza della terra.

Ora tocca a noi, dunque. Se aspettiamo che qualcuno dall'alto ci cali l'asso necessario a vincere questa partita, abbiamo già perso. Quell'asso ce l'abbiamo noi, in terra (letteralmente), ma ci fa fatica chinarci per raccoglierlo, ogni giorno, come i nostri avi hanno fatto per migliaia di anni sino ad arrendersi alla comodità della "vita moderna"...

Le multinazionali, la finanza internazionale, le banche, che tanto critichiamo (a ragione) perché fanno soltanto i loro interessi e perché manipolano la politica al fine di ottenere leggi e regolamentazioni a loro favorevoli, altro non fanno che assecondare (oltre che a indurre, ovviamente) i nostri desideri, facendo leva sulle nostre debolezze.

E' comodo uscire di casa e trovare in un centro commerciale tutto quello che ci serve, che poi andremo a goderci in una casa calda d'inverno e fredda d'estate, piena di comfort e di gadget, lontano dallo stress e dai pericoli della sopravvivenza. E' comodo, bello, ideale, ma purtroppo utopistico. E' il consumismo, l'utopia possibile che molti attribuiscono invece a teorie come quella della decrescita, ritenute da molti come baggianate da figli dei fiori fuori tempo massimo.

Ma quanto sarebbe più soddisfacente, sostenibile e durevole, fare la spesa nell'orto della nostra casa, sfruttare energie rinnovabili, perseguire obiettivi incentrati sull'equità, sulla sostenibilità, sul bene comune, sulla cultura e sulle tradizioni locali, intese non come limite, ma come orizzonte sconfinato di un mondo che è grande, perché composto da molteplici diversità in armonia e in sinergia tra loro?

Datemi retta, non è un'utopia, questa. Basta fare qualche importante modifica alla nostra scala di valori, smettere di pensare all'apparenza e puntare tutto sulla sostanza, sull'essere, sull'io profondo e cosciente, capace di farsi ingranaggio, leva e punto di forza di un sistema nuovo, che sfrutti la scienza e la tecnologia per creare un modello di sviluppo finalmente equo, sostenibile, in totale armonia con la natura che ci ha generato e che sta seriamente pensando di rinnegarci definitivamente.

Quali sono le scelte da fare? Poche ma buone. Macchina nuova? No, grazie, tengo la vecchia e... cerco di smettere, ad esempio. Potrei fare altri mille esempi, ma il succo e la sostanza del discorso è che dobbiamo imparare a spendere bene i nostri soldi, dicendo no a un modello che ormai sappiamo essere sbagliato e che non ci porterà da nessuna parte. La crisi? Non ne usciremo mai, statene pur certi. E' endemica, impossibile da debellare, perché il sistema consumistico / capitalistico non è sostenibile e non potrà mai guarire.

C'è spazio per un capitalismo nuovo? Può darsi, ma non possiamo aspettare la risposta, perché il tempo a nostra disposizione è già finito. Chi doveva fare delle scelte più sensate non le ha fatte, ostinandosi ad ammucchiare capitali alla vecchia maniera e aumentando sempre più la propria distanza dalla società, dal mondo, dalla vita reale. I moderni capitalisti sono ormai degli alieni, vivono in un mondo in cui la ricchezza e il potere impediscono loro di vedere le cose per quello che sono e, soprattutto, fanno loro ritenere che piuttosto che perdere questo loro status tanto valga lasciare che tutto vada in malora, perché loro non saprebbero più adattarsi ad un'esistenza "normale", basata sull'essere anziché sull'avere.

Dall'Avere o essere di Erich Fromm, sono approdati ad un irreversibile "contare". Si sento "la società che conta", gli eletti, i migliori. Non si rapportano con gli altri, hanno i loro ambienti, i loro circoli esclusivi, le loro isole private, i loro bunker antiatomici. Hanno persino smarrito il senso e l'idea della loro totale inutilità e incapacità di essere quello che sono senza "tutti gli altri", i loro clienti, i consumatori dei loro servizi e dei loro prodotti. Non gli serviamo, non ci considerano, siamo solamente numeri, una base sempre più vasta, a discapito delle possibilità di ciascuno, che invece si assottigliano.

Ma per loro 100 clienti che spendono 100 per uno valgono quanto 10 che spendono 1.000, anzi. Sono di più, quindi se qualcuno ci lascia le penne non è un dramma. Contano meno, quindi sono più manipolabili e meglio gestibili. Non sanno fare sistema, perché sono divisi, rissosi, divisi da un mare di sottili diversità, mentre loro sono tutti uguali, vogliono tutti la stessa cosa e sono pochissimi, facili da mettere d'accordo, talmente fedeli al culto del Dio denaro che, paradossalmente, sono molto più "pecore" di tutti noi e sono disposti a chinare il capo e a sottostare al sistema, se in cambio hanno palate di soldi e potere.

Ma forse ora lo scontro finale è vicino. Noi, tanti, frammentati e indecisi. Loro, pochissimi, uniti e con le idee chiarissime: dominarci, come fanno da millenni attraverso i lori strumenti di potere, sempre meno segreti ma sempre più collaudati ed efficaci. Divide et Impera è il loro motto da sempre, la frusta con cui ci comandano. Il contrappunto è Ordo ab Chao, ordine dal caos, motto universale della Massoneria e vero obiettivo di quei "loro" che dovremo combattere.

Sono esseri umani, come noi. Non sono alieni, non sono rettiliani, come qualcuno fantasiosamente sostiene. Sono persone, ma appartengono a dinastie che quasi dappertutto hanno dismesso titoli, scettri e corone, per dare meno nell'occhio e per "tirare avanti", ma sono sempre loro, da millenni. Si tramandano ricchezze e potere, si riconoscono attraverso simboli, segni e linguaggi iniziatici, perché per avere la meglio su un'orda di gente occorre essere organizzati, conoscere a fondo il "filo rosso" della storia, il senso degli accadimenti, la logica delle scelte fatte e il copione di una tragica farsa che ha reso possibile il governo dei singoli stati e del mondo.

Smettetela di pensare a strane teorie di complotto e guardate le cose per quello che sono: il mondo come lo conosciamo è figlio di millenni di strategia e di sistema di governo basato su quei due semplici cardini: dividere le persone per poterle governare meglio e garantire ordine e "prosperità" in cambio della lealtà e della "sottomissione". Nulla di più, è così da sempre e la posta in palio è sempre la stessa: soldi e potere, nient'altro che questo.

Siamo spacciati, dunque? No, se sapremo anche noi semplificare al minimo e imparare a prenderci il potere che ci occorre per cambiare le carte in tavola. Spendiamo meno, spendiamo bene, sosteniamoci tra noi, comprando a chilometro zero da chi produce in piccole quantità, a livello locale e con i giusti ricarichi, anziché accettare la carità pelosa delle multinazionali e delle banche.

Meditate gente, se potete...

sabato 9 marzo 2013

Sul valore dell'onestà


Credo che questo paese vada a rotoli perché troppe persone considerano l'onestà un valore, ne fanno una questione numerica, si assolvono ogni giorno perché in fondo si sentono molto più oneste di tante altre.

Peccato che l'onestà non sia un valore, ma una qualità. Non si può essere più onesti o meno onesti, è una questione di qualità, non di numeri, un on/off nella maggior parte dei casi del tutto irreversibile.

Si può essere onesti o disonesti, non ci sono coni d'ombra o condizioni intermedie. E troppe persone sono disoneste prima di tutto con se stesse, non hanno l'onestà intellettuale di confessarsi che alla fine rubare 1 o rubare 1.000 è la stessa identica cosa.

Quante ne vedo, di persone così. Gente che si nasconde dietro la fede e la militanza politica, ad esempio, che si millanta democratica, progressista, in certi casi addirittura comunista, ma che invece segue le stesse logiche dei grandi capitalisti e di certi "intrallazzatori" disposti a tutto.

Non ne faccio una questione politica, però. Onestà per me significa prima di ogni altra cosa rispetto dell'altro, capacità di comprendere dove finisca la propria libertà e il proprio "territorio" e dove inizia quella degli altri.

Non si può essere onesti e al tempo stesso desiderare o addirittura prendersi più di quanto non sia necessario. Accumulare soldi, possedimenti, oggetti. Non sono d'accordo con Marx, sia chiaro. La proprietà non è un furto. Lo è prendere più del necessario, invadere il territorio altrui, gareggiare in ricchezza, sottrarre risorse alla collettività per farne un uso personale.

Ecco da dove dovremmo partire, per salvare il nostro paese e il mondo. Quando parlo di "decrescita" e di sostenibilità, per me il punto è proprio e soprattutto questo: combattere la disonestà, far comprendere alla gente la differenza tra valore e qualità, sgombrare il campo da ogni malinteso e prevenire qualsiasi forma di giustificazione.

O sei onesto o non lo sei, fratello: nessuna via di mezzo, nessun compromesso, nessuna giustificazione. E essere onesti significa una cosa soltanto: essere consapevoli del confine tra avere assicurarsi ciò che serve e rubare a gli altri quello che non ci occorre o che serve soltanto a soddisfare il nostro ego e le nostre ambizioni.

Cosa c'è di male nel lusso, ad esempio? Che non potrà mai essere per tutti, che per averlo occorrono molti più soldi di quanti ne siano sufficienti per vivere e che "allena" la mente ad una innaturale e perversa escalation verso il superfluo e l'esclusivo. In qualche misura, dunque, sdogana la disonestà e la declassa ad ambizione, a propensione al successo.

Una società basata su questo approccio e su questi valori, perde ben presto le sue qualità e cresce soltanto sul culto dei numeri, delle statistiche, del PIL. E' una società che si avvita su se stessa e che è destinata al collasso, perché consente di proliferare solamente ai disonesti, relegando gli onesti al ruolo di emarginati e di comprimari.

E' davvero questa, la società che volete?

mercoledì 6 marzo 2013

Maschi Vs. Femmine


"Voi altre non capite un cazzo!" (eco, cavernoso), urlò sprezzante il pene alla vagina, che continuava a sminuirlo. Uscì, gonfio d'orgoglio (si fa per dire), bofonchiando idiozie con gli unici due coglioni disposti ad ascoltarlo...